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Malattia di Lyme: cause, sintomi, prevenzione, cure

da | Apr 17, 2026

La malattia di Lyme, o borreliosi di Lyme, è una pericolosa infezione causata da un batterio e trasmessa dalla cosiddetta zecca dei boschi, un aracnide particolarmente diffuso nelle zone montane, ad altitudine compresa tra i 600 e i 700 metri.

La malattia di Lyme è una condizione dal carattere progressivo, che inizialmente provoca solo sintomi localizzati a livello cutaneo, ma che in una fase successiva e senza un adeguato trattamento può arrivare a interessare strutture nervose e articolazioni. Fortunatamente, se individuata per tempo, è possibile curarla con successo.

Analizziamo insieme, e approfondiamo con maggiori dettagli cos’è la malattia di Lyme, quali sono le cause, come avviene la trasmissione, quali sintomi provoca e come si cura.

Cos’è la malattia di Lyme?

Anche nota come borreliosi di Lyme, la malattia di Lyme è un’infezione batterica che gli esseri umani possono contrarre a seguito del morso di una zecca portatrice dell’agente patogeno responsabile.

Come riporta lIstituto Superiore di Sanità, la malattia di Lyme è la più diffusa e rilevante patologia trasmessa da un vettore (in questo caso la zecca) nelle aree geografiche temperate e, per numero di casi, seconda solo alla malaria tra le infezioni che richiedono un vettore artropode (come per esempio un insetto o un aracnide) per la diffusione.

Quali sono le cause della malattia di Lyme?

La malattia di Lyme è dovuta a un batterio: nella maggior parte dei casi, si tratta di Borrelia burgdorferi; più raramente, di Borrelia mayonii.

In Europa, a trasmettere questo batterio all’essere umano è generalmente la cosiddetta zecca dei boschi, aracnide noto con il nome scientifico di Ixodes ricinus

La zecca dei boschi predilige gli ambienti boschivi ombreggiati e umidi, ed è particolarmente presente e attiva ad altitudini comprese tra i 600 e gli 800 metri, preferibilmente nel periodo dell’anno compreso tra aprile e ottobre (ovvero primavera, estate e inizio autunno). 

Attenzione, però, che potrebbe ritrovarsi anche ad altitudini superiori (alcuni esemplari resistono anche 1200 metri) e in zone pianeggianti, specie nelle aree verdi incolte e dismesse.

Il modo in cui una zecca dei boschi diventa infetta e successivamente portatrice della malattia di Lyme è abbastanza semplice da comprendere. 

Ecco, di seguito, in che modo avviene. 

La zecca è un parassita ematofago, sempre alla ricerca di sangue. Essa gradisce anche ospiti diversi dall’essere umano, tra cui piccoli mammiferi come scoiattoli, roditori selvatici, topi, i quali fungono da serbatoi naturali di batteri patogeni. Nutrendosi del sangue di questi animali, la zecca dei boschi può incamerare, involontariamente, diversi patogeni, compreso il batterio responsabile della malattia di Lyme, il che la porta a essere un vettore di malattie. 

La trasmissione di tale batterio dalla zecca all’essere umano avviene chiaramente nel momento in cui la zecca riesce a raggiungere la superficie cutanea di una persona e ad attaccarsi a questa tramite l’apparato buccale, chiamato rostro, per succhiare il sangue.

È doveroso precisare che, perché ci sia il passaggio del batterio all’essere umano la zecca deve rimanere attaccata alla pelle, per succhiare sangue, per più di 24 ore. Questa caratteristica ha un risvolto confortante: accorgersi tempestivamente di una zecca adesa al proprio corpo e rimuoverla nel modo corretto altrettanto velocemente riduce il rischio di contrarre la malattia di Lyme.

Chi è a più a rischio?

Le persone più a rischio di contrarre la malattia di Lyme sono ovviamente coloro che vivono nelle regioni geografiche dove la zecca dei boschi è presente e attiva.

Meritano una menzione particolare gli amanti della montagna, in particolare se praticano trekking nei boschi: la zecca, infatti, è capace di aderire ai vestiti e cercare una via che gli permetta di raggiungere la superficie cutanea.

Devono prestare attenzione, inoltre, anche i soggetti a contatto con la fauna selvatica, le guardie forestali, gli allevatori e i veterinari.

Fasi e sintomi della malattia di Lyme?

La malattia di Lyme si caratterizza per tre fasi, che comportano sintomi differenti. Occorre precisare che non c’è sempre una divisione netta tra le varie fasi e i loro sintomi: questo significa che, a volte, le manifestazioni di una fase si palesano prima o dopo i tempi previsti.

A ogni modo, le tre fasi sono le seguenti:

  1. fase precoce localizzata (anche nota come stadio I): è la primissima fase. I sintomi che la contraddistinguono cominciano a svilupparsi da 3 a 30 giorni dopo il morso della zecca infetta. Come suggerisce il nome, allo stadio I, l’infezione è ancora limitata al sito in cui ha agito la zecca, con poche manifestazioni di carattere generale;
  2. fase precoce disseminata (detta anche stadio II): è la seconda fase. I sintomi tipici compaiono generalmente da 3 a 10 settimane dopo il morso della zecca. Allo stadio II, i batteri responsabili dell’infezione si sono diffusi in tutto il corpo, dando vita a una serie di manifestazioni sistemiche serie;
  3. fase tardiva disseminata (conosciuta anche come fase cronica o stadio III): è l’ultima fase. In genere, inizia da 2 a 12 mesi dopo il morso della zecca. Allo stadio III, l’infezione ha innescato una serie di condizioni croniche e recato danno a svariate strutture anatomiche, compresi nervi e articolazioni.

Alcune persone superano le diverse fasi più velocemente di altre. Inoltre, è possibile che la prima fase si sviluppi in modo asintomatico o solo lievemente sintomatico, il che è motivo di sottodiagnosi.

Più è precoce la fase della malattia in cui avviene la diagnosi e tanto più sono efficaci le terapie.

Sintomi dello stadio I

Il sintomo più caratteristico di questa fase della malattia di Lyme è il cosiddetto eritema migrante, una macchia cutanea rossa, spesso a forma di bersaglio, calda e mai pruriginosa, che compare laddove c’è stato il morso della zecca e che tende a espandersi

Altre manifestazioni possibili durante lo stadio I sono: 

  • stanchezza;
  • febbre;
  • mal di testa;
  • dolori muscolari;
  • rigidità e dolori alle articolazioni;
  • linfoadenopatia (linfonodi ingrossati).

L’eritema migrante è il segno tipico di questa fase, ma non tutti i pazienti lo sviluppano.

Sintomi dello stadio II

Sintomi classici dello stadio II della malattia di Lyme sono invece i seguenti:

  • rash cutanei multipli in varie aree del corpo;
  • dolore e rigidità al collo;
  • debolezza muscolare avvertita su uno o entrambi i lati del viso;
  • alterazioni del battito cardiaco (aritmie) e conseguenti palpitazioni;
  • episodi di dispnea;
  • dolore che inizia dalla schiena e si dirama lungo gli arti inferiori;
  • dolore, intorpidimento e/o debolezza a carico di mani e/o piedi;
  • gonfiore oculare e delle palpebre;
  • problemi di vista.

In questa fase, l’infezione comincia a interessare il sistema nervoso in modo esteso, con conseguenze quali paralisi di Bell (è una paralisi temporanea dei muscoli facciali), meningite asettica, encefalopatia, radicolopatia, neuropatia.

Come analizzato, è possibile anche un coinvolgimento del cuore, in particolare del sistema di conduzione elettrico che governa il battito cardiaco: la condizione che ne deriva è detta cardite di Lyme.

Sintomi dello stadio III

La principale conseguenza dello stadio III della malattia di Lyme è l’artrite a carico delle grandi articolazioni, in particolare le ginocchia. Sintomi e segni classici di questa condizione sono il dolore, il gonfiore e la rigidità articolare.

Frequente in questa fase è una problematica cutanea, nota come acrodermatite cronica atrofica, che colpisce il dorso delle mani e dei piedi, e causa dapprima arrossamento e gonfiore, e poi un’alterazione dell’aspetto stesso della cute (la pelle diventa sottile, rugosa e pergamenacea). 

Infine, la fase III si caratterizza per un ulteriore peggioramento della salute del sistema nervoso, che sfocia nella comparsa di disturbi neurologici cronici come difficoltà di memoria, confusione e vertigini.

Come si diagnostica la malattia di Lyme?

Il percorso diagnostico comprende tipicamente i seguenti step:

  • raccolta dei sintomi;
  • esame obiettivo;
  • anamnesi;
  • esame del sangue alla ricerca degli anticorpi anti-Borrelia.

L’esame del sangue alla ricerca degli anticorpi può considerarsi il test di conferma: la produzione da parte del sistema immunitario di anticorpi specifici contro il batterio responsabile della malattia di Lyme è il segno inequivocabile dell’esposizione al patogeno

Tuttavia, poiché il nostro sistema immunitario ha bisogno di tempo per produrre gli anticorpi, servono diverse settimane per poter contare una quantificazione attendibile, settimane che sono preziose in ottica terapia. 

Ecco allora che di solito, in quest’arco temporale di attesa, i medici sono soliti iniziare già una terapia antibiotica, soprattutto se dall’esame obiettivo e dall’anamnesi sono emerse informazioni che fanno pensare effettivamente a un’infezione da Borrelia.

Come si cura la malattia di Lyme?

Gli antibiotici sono l’unico trattamento che si è dimostrato essere davvero efficace contro la malattia di Lyme e che può garantire la guarigione. I principi attivi più impiegati sono amoxicillina, cefuroxima e doxiciclina.

Per quanto concerne la modalità di somministrazione e la durata della terapia antibiotica, tutto dipende dalla fase e dalla gravità della malattia. In linea generale, l’approccio è il seguente:

  • quando la malattia di Lyme è nella sua prima fase, potrebbe bastare una terapia antibiotica in compresse (ovvero assunta per via orale) della durata totale di 10-14 giorni;
  • quando invece la malattia Lyme è in una fase più avanzata e/o si presenta con sintomi seri (es: artrite cronica, cardite di Lyme, disturbi neurologici cronici), è necessaria un trattamento antibiotico più intensivo, basato su una somministrazione per via endovenosa.

Per favorire il successo della terapia, è fondamentale seguire alla lettera le indicazioni del medico relativamente alle modalità di assunzione, anche se le condizioni di salute migliorano prima della fine del trattamento. Questa è una regola base valida per ogni terapia antibiotica prescritta dal medico.

Profilassi antibiotica: quando e  cosa serve?

Talvolta, i medici prescrivono una terapia antibiotica anti-Borrelia senza avere la certezza che l’individuo sia stato esposto al batterio. Si tratta di una sorta di profilassi giustificata dalle seguenti condizioni:

  • la persona è stata morsa da una zecca dei boschi;
  • la persona presenta sintomi sospetti ed è reduce da una permanenza in aree geografiche in cui vive ed è attiva la zecca dei boschi;
  • la persona è stata esposta a una zecca dei boschi per più di 24 ore.

La profilassi antibiotica adottata in questi frangenti può rappresentare più di una semplice misura cautelare: infatti, qualora si concretizzi l’infezione, interviene su questa nelle sue fasi iniziali, quando è più facile da curare.

Si può guarire dalla malattia di Lyme?

Se diagnosticata per tempo e se il trattamento è tempestivo, guarire dalla malattia di Lyme è una realtà. Secondo uno studio, in presenza delle due condizioni sopra esposte, in oltre l’80% dei casi è garantita una risoluzione completa dell’infezione.

È importante segnalare che la letteratura (compreso lo studio citato in precedenza) riporta, per un 10-20% delle persone sottoposte a terapia antibiotica per la malattia di Lyme, la possibilità di sperimentare una condizione nota come sindrome post-trattamento della malattia di Lyme, la quale provoca stanchezza e dolori muscolari e articolari persistenti, ma che non è in alcun modo collegato a un’infezione in corso vera e propria. 

Si può guarire dalla malattia di Lyme senza antibiotici?

Purtroppo, non è possibile guarire dalla malattia di Lyme senza sottoporsi a una terapia antibiotica adeguata: il corpo umano, infatti, non è in grado di difendersi e contrastare l’infezione senza il supporto della farmacologia.

Come prevenire la malattia di Lyme?

La strategia più efficace per prevenire la malattia di Lyme è proteggersi dalle zecche dei boschi.

I metodi di protezione sono svariati.

Innanzitutto, esistono dei prodotti repellenti che si possono spruzzare sugli indumenti e che tengono distanti le zecche. Bisogna avere alcune accortezze qualora si scelga di affidarsi a questi prodotti: è importante infatti accertarsi che siano certificati (e quindi sicuri per la salute) e che possano impiegarsi anche sui bambini (non tutti i repellenti vanno bene per i più piccoli).

Un’altro metodo di protezione riguarda il vestiario. A tal proposito, le linee guida raccomandano di indossare vestiti coprenti e che impediscano alle zecche di raggiungere la superficie cutanea. Ecco un riassunto dei principali accorgimenti in fatto di indumenti protettivi:

  • evitare sandali e scarpe aperte;
  • usare vestiti chiari, in modo da individuare più facilmente eventuali zecche adese agli indumenti;
  • usare calzini lunghi e infilarvi dentro i pantaloni;
  • prediligere maglie o camicie a maniche lunghe e infilarle dentro i pantaloni.

Infine, aiutano a proteggersi dalle zecche comportamenti come:

  • controllarsi l’intero corpo dopo una passeggiata in una zona potenzialmente a rischio: i punti da non dimenticare sono le orecchie, l’attaccatura dei capelli, le ascelle, la vita la schiena, la zona tra le gambe, dietro le ginocchia e l’interno dell’ombelico;
  • controllare gli animali domestici qualora trascorrano molto tempo all’aperto;
  • controllare l’attrezzatura impiegata per le escursioni o i lavori all’aperto;
  • durante le passeggiate nelle zone a rischio, mantenersi sempre sui sentieri boschivi battuti.

Si ricorda che rimuovere una zecca dal corpo è un’operazione che va fatta con cautela e con il giusto movimento. Pertanto, se non si ha esperienza o non ci si sente sicuri, è meglio evitare l’auto-rimozione e chiedere l’aiuto del personale sanitario.

Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è la malattia di Lyme? 

È un’infezione batterica causata da batteri del genere Borrelia, trasmessa all’uomo tramite il morso di una zecca dei boschi infetta. Se non trattata tempestivamente, può progredire e colpire articolazioni, cuore e sistema nervoso.

Come avviene la trasmissione? 

La trasmissione avviene quando una zecca infetta rimane attaccata alla pelle per nutrirsi. Generalmente, il batterio viene trasmesso solo se la zecca resta adesa per un periodo prolungato, solitamente superiore alle 24-36 ore.

Quali sono i sintomi iniziali tipici? 

Il sintomo più caratteristico è l’eritema migrante, una macchia rossa a forma di bersaglio che si espande dal sito del morso. Può essere accompagnato da sintomi simili all’influenza come febbre, stanchezza, mal di testa e dolori muscolari.

Come viene diagnosticata? 

Il medico valuta i sintomi e la storia di possibile esposizione alle zecche. La conferma avviene solitamente tramite un esame del sangue in due fasi per la ricerca di anticorpi, che però possono richiedere diverse settimane per diventare rilevabili.

Qual è il trattamento principale? 

La malattia si cura efficacemente con gli antibiotici, come l’amoxicillina o la doxiciclina. La durata e la via di somministrazione (orale o endovenosa) dipendono dalla fase della malattia e dalla gravità dei sintomi.

Come si può prevenire l’infezione? 

È fondamentale usare repellenti, indossare abiti chiari e coprenti (pantaloni infilati nelle calze) e camminare sui sentieri battuti. Dopo un’escursione, è essenziale controllare accuratamente tutto il corpo e rimuovere tempestivamente eventuali zecche.