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Lo pneumococco: conoscerlo, prevenirlo e curarlo

da | Mar 27, 2025

Anche noto come Streptococcus pneumoniae, lo pneumococco è un batterio Gram-positivo, a forma di lancetta, che colonizza normalmente le vie aeree respiratorie umane e la cui diffusione avviene principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e il muco.

Vediamo insieme come prevenirlo e curarlo.

Cos’è lo pneumococco?

Lo pneumococco, come detto sopra, è un batterio e può causare due tipi di infezione: non invasiva e invasiva. L’infezione non invasiva è quella meno grave e anche più comune, che non raggiunge il sangue e nemmeno organi vitali; l’infezione invasiva, invece, è quella più grave e da temere, che può colpire organi vitali, come meningi o polmoni, con conseguenze anche gravi.

Esistono oltre 90 tipi (detti anche sierotipi) diversi di pneumococco; tuttavia, sono pochi quelli responsabili di infezione grave e invasiva, e contro la maggior parte di questi, tra l’altro, i vaccini attuali offrono fortunatamente copertura.

Quali malattie può provocare lo pneumococco e quali sono i sintomi?

Le infezioni da pneumococco possono provocare:

  • Otite media, quando il batterio infetta l’orecchio medio
  • Sinusite, quando il batterio infetta i seni paranasali
  • Congiuntivite, quando il batterio infetta la congiuntiva oculare
  • Bronchite, quando il batterio si limita all’infezione dei bronchi
  • Polmonite, quando il batterio infetta i polmoni o il tessuto interstiziale polmonare
  • Batteriemia, quando l’infezione raggiunge il sangue
  • Meningite, quando i batteri infettano le meningi di cervello e/o midollo spinale
  • Endocardite, quando i batteri colpiscono le valvole cardiache e/o l’endocardio, cioè la membrana che riveste internamente le camere cardiache
  • Osteomielite, quando il batterio infetta le ossa
  • Artrite settica, quando l’infezione raggiunge le articolazioni
  • Peritonite, quando il batterio infetta la membrana che riveste la cavità addominale e parte degli organi addominali

Otite, sinusite e congiuntivite da pneumococco sono senza dubbio infezioni da non sottovalutare; tuttavia, se confrontate con le altre possibili malattie da pneumococco, sono le condizioni meno gravi correlate al batterio in questione. 

I sintomi delle infezioni da pneumococco dipendono dalla sede di infezione.

Polmonite da pneumococco

La polmonite è l’infezione più grave più frequente tra quelle sostenute dallo pneumococco. Può essere limitata al polmone (polmonite lobare) oppure interessare anche i bronchi (broncopolmonite). 

La polmonite da pneumococco si manifesta all’improvviso con sintomi quali:

  • Febbre
  • Brividi
  • Sensazione diffusa di malessere
  • Respiro affannoso
  • Dolore toracico acuto e trafittivo (di solito da un lato)
  • Tosse con produzione di espettorato color ruggine

Circa il 40% dei pazienti con polmonite pneumococcica sviluppa versamento pleurico, ovvero un accumulo di liquido tra gli strati di tessuto (le pleure) che rivestono i polmoni; il versamento pleurico aggrava il dolore e la difficoltà respiratoria. 

Otite media da pneumococco

L’otite media da pneumococco colpisce soprattutto i bambini: il pneumococco, infatti, è responsabile di almeno il 30% dei casi di otite media nei bambini.

Questa condizione si manifesta tipicamente con:

  • Dolore all’orecchio
  • Arrossamento del padiglione auricolare
  • Perdita di pus dall’orecchio o estroflessione della membrana timpanica (sono due possibili modi in cui può presentarsi l’essudato nell’orecchio medio)

Se trascurata e/o se particolarmente grave, l’otite media da pneumococco può sfociare in complicanze, quali:

  • Lieve perdita dell’udito
  • Problemi di equilibrio
  • Perforazione del timpano
  • Labirintite (infezione dell’orecchio interno)
  • Mastoidite (infezione delle ossa craniche vicino all’orecchio)

Anche se raramente nei Paesi ad alto reddito, l’otite media da pneumococco può essere responsabile anche di complicanze endocraniche, tra cui si segnalano in particolare: meningite, ascesso cerebrale e trombosi del seno cavernoso. 

Sinusite da pneumococco

In genere, la sinusite da pneumococco colpisce i seni mascellare ed etmoidale.
I sintomi più comuni sono:

  • Dolore al viso
  • Dolore ai denti e alla mascella
  • Scarico purulento dal naso

In soggetti predisposti, una sinusite da pneumococco trascurata o non curata può estendersi alla scatola cranica e provocare complicanze, tra cui meningite e ascesso cerebrale, epidurale o subdurale.

Meningite da pneumococco

La meningite da pneumococco può essere primaria o secondaria a un’infezione da pneumococco a livello dell’orecchio, del processo mastoideo, dei seni paranasali o del sangue.

I bambini più grandi e gli adulti affetti da meningite pneumococcica lamentano tipicamente:

  • Febbre
  • Cefalea
  • Malessere generale
  • Rigidità del collo e conseguente dolore nel muoverlo (spesso, compare dopo la fase iniziale dell’infezione)

Nei lattanti con meningite pneumococcica, invece, la rigidità del collo è quasi sempre assente, mentre sono presenti sintomi quali:

  • Febbre
  • Irritabilità
  • Torpore
  • Perdita dell’appetito

In circa il 50% dei pazienti, la meningite da pneumococco può provocare complicanze; tra queste, si segnalano:

  • Perdita dell’udito
  • Convulsioni
  • Disabilità intellettive
  • Disturbi del comportamento
  • Deficit motori

Batteriemia da pneumococco

Condizione caratterizzata dalla presenza di batteri nel sangue circolante, la batteriemia da pneumococco può essere una condizione primaria o secondaria a una qualsiasi altra infezione da pneumococco. 

La batteriemia da pneumococco può dar origine a infezioni in altre parti del corpo, come le articolazioni (artrite settica), le membrane che rivestono cervello e midollo spinale (meningite) oppure la membrana di rivestimento delle camere interne del cuore (endocardite).

Tra le complicanze possibili, figurano sepsi e shock settico.

La batteriemia da pneumococco può colpire sia pazienti immunocompetenti (ovvero con un sistema immunitario in salute), sia immunodepressi (es: persone prive della milza, anziani, individui con patologie croniche, ecc.).

Nonostante il trattamento, la batteriemia da pneumococco è frequentemente mortale, soprattutto tra gli anziani e le persone con un sistema immunitario indebolito.

Chi è più a rischio di infezione da pneumococco?

Il rischio di sviluppare un’infezione da pneumococco grave e invasiva è maggiore nelle persone affette da una o più delle seguenti condizioni:

  • malattia cronica (es: malattia cardiovascolare, diabete, malattia respiratoria, ecc.);
  • immunodepressione (es: malati di AIDS, persone in terapia con farmaci immunosoppressori);
  • asplenia acquisita o congenita;
  • anemia falciforme o altre emoglobinopatie;
  • tumore;
  • leucemia;
  • linfoma;
  • perdita di liquido cerebrospinale;
  • insufficienza renale cronica o sindrome nefrosica.

Inoltre, sono più a rischio di sviluppare un’infezione da pneumococco grave:

  • anziani;
  • neonati e bambini;
  • fumatori;
  • residenti o lavoratori in strutture di assistenza a lungo termine (es: RSA, case di cura, ecc.);
  • trapiantati d’organo;
  • persone affette da bronchite cronica o con una comune infezione virale a carico delle vie respiratorie (es: influenza).

Come si trasmette lo pneumococco?

Lo pneumococco si trasmette principalmente attraverso la dispersione per via aerea delle goccioline di saliva emesse con i colpi di tosse, gli starnuti o quando si parla. L’inalazione di queste goccioline, pertanto, è la principale via di contagio.

La trasmissione dello pneumococco, inoltre, può avvenire attraverso il contatto con superfici contaminate oppure a causa di un contatto estremamente stretto e prolungato con una persona infetta.

Si segnala che l’essere umano è l’ospite naturale dello pneumococco e che molte persone perfettamente sane ospitano, senza conseguenze sulla salute, soprattutto in inverno e a inizio primavera, popolazioni di pneumococco tra naso e gola; sebbene non malate, queste persone (dette portatori sani) possono essere fonte di contagio per altre in caso di starnuti o colpi di tosse.

Come si diagnosticano le infezioni da pneumococco?

Per confermare un’infezione da pneumococco è fondamentale l’esame colturale su un campione biologico (es: sangue, liquido cefalorachidiano, espettorato proveniente dalle vie respiratorie, ecc.), combinato all’antibiogramma, un test di laboratorio che consente di individuare l’antibiotico più efficace contro il batterio presente nel campione biologico proveniente dal paziente (questo antibiotico sarà anche quello impiegato in terapia).

Chiaramente, il campione biologico cambia in base alla sede dell’infezione: per esempio, in caso di sospetta meningite da pneumococco, il campione biologico da prelevare è il liquido cefalorachidiano, ovvero il fluido che circonda il cervello e il midollo spinale. 

Come si cura lo pneumococco?

L’infezione da pneumococco rende necessaria, sotto indicazioni del proprio medico, una terapia antibiotica, somministrata per via orale o, in caso di infezione grave, per via endovenosa.

Occorre segnalare, tuttavia, che, da qualche tempo ormai, a seguito della crescente diffusione di ceppi resistenti di pneumococco, sono sempre più in uso antibiotici di altra tipologia, come macrolidi, fluorochinoloni, tetracicline e pleuromutiline.

A fronte della pericolosità delle infezioni da pneumococco e del crescente fenomeno dell’antibiotico-resistenza, appare chiaro quanto sia importante la prevenzione, in particolare il vaccino anti pneumococco.

Come prevenire lo pneumococco?

Per prevenire le infezioni da pneumococco, la strategia più efficace e fortemente raccomandata dai medici è la vaccinazione.

Esistono due tipologie di vaccini anti pneumococco: 

  • il vaccino coniugato (PCV), adatto anche ai soggetti più giovani, contiene una combinazione di frammenti (di fatto, sono sostanze paragonabili a zuccheri) della capsula polisaccaridica di 13 sierotipi batterici, uniti a una proteina vettrice, quale la tossina difterica inattivata (da qui il termine coniugato), il cui scopo è stimolare ulteriormente la risposta anticorpale ai frammenti batterici di cui sopra. Attualmente, sono disponibili più vaccini coniugati, tra cui il PCV13, il PCV15 e il PCV20 (il numero indica il numero di sierotipi contro cui offre protezione);
  • il vaccino polisaccaridico (PPSV), somministrabile soltanto a partire dai 2 anni di vita, contiene soltanto una combinazione di frammenti della capsula polisaccaridica del batterio; è sprovvisto, quindi, della coniugazione alla proteina vettrice. Attualmente, c’è un solo vaccino polisaccaridico: il PPSV23.

A chi è raccomandata la vaccinazione anti pneumococco?

Il vaccino anti pneumococco non rientra tra i vaccini obbligatori dell’età evolutiva, ma è fortemente raccomandato a lattanti e bambini, come i vaccini anti meningococco. 

È raccomandato, inoltre, anche agli adulti over-65 e alle persone con una depressione del sistema immunitario o con una malattia cronica (es: diabete), le quali sono più a rischio di complicanze.

In Italia, per lattanti, bambini, adulti over-65 e soggetti fragili dal punto di vista immunitario, il vaccino anti pneumococco è gratuito; normalmente, tra l’altro, i diretti interessati ricevono a casa una lettera di invito alla vaccinazione, inviata dall’ASL territoriale. 

Come si somministra e qual è il dosaggio in bambini e adulti?

Il vaccino anti pneumococco si somministra mediante un’iniezione intramuscolo praticata sulla porzione laterale della coscia, nei bambini piccoli, o sulla spalla, in bambini più grandi, adolescenti e adulti.

La vaccinazione anti pneumococco può prevedere una o più somministrazioni a seconda dell’età del ricevente e del suo stato di salute:

  • Nei bambini che al momento della prima vaccinazione hanno meno di 12 mesi, sono previste 3 dosi di vaccino con lo stesso preparato (sono 4, se il bambino è nato prematuro); ipoteticamente, se il bambino riceve la prima dose a 3 mesi di vita, le dosi successive saranno datata a 5 mesi (devono intercorrere 2 mesi tra la prima e la seconda) e a 11-13 mesi. 
  • Nei bambini che al momento della prima vaccinazione hanno tra i 12 e i 23 mesi, sono previste 2 dosi di vaccino con lo stesso preparato, praticate ad almeno 2 mesi di distanza l’una dall’altra.
  • Nei bambini che al momento della prima vaccinazione hanno tra i 24 e i 59 mesi, è prevista un’unica dosa.
  • Nei soggetti di età compresa tra i 5 e i 64 anni, si procede con un’unica dose di vaccino.
  • Nei soggetti over-65, sono previste nuovamente 2 dosi, la prima a base di vaccino coniugato (meglio un preparato a più alta valenza, come PCV15 o PCV20) e la seconda a base di vaccino polisaccaridico (è molto importante non invertire le tipologie di vaccino).
  • Nei soggetti dai 2 anni in su (quindi, compresi bambini più grandi, adolescenti, adulti e anziani), con deficit delle difese immunitarie e a maggior rischio di complicanze per infezione da pneumococco, sono previste 2 dosi, la prima a base di vaccino coniugato e la seconda a base di vaccino polisaccaridico.

Si ricorda che le condizioni mediche che aumentano il rischio di complicanze in caso di infezione da pneumococco e in presenza delle quali è bene perseguire il vaccino a prescindere dall’età sono:

  • Malattie croniche, tra cui insufficienza cardiaca, pneumopatia cronica ostruttiva, asma severa, bronchiettasie su carenza di anticorpi, cirrosi epatica, asplenia anatomica o funzionale, anemia falciforme, insufficienza renale cronica avanzata, sindrome nefrosica, diabete mal equilibrato
  • Neoplasie, compresi linfoma, leucemia e mieloma
  • Trapianto d’organo solido o di cellule staminali ematopoietiche
  • Disturbi immunitari, come malattie autoimmuni che richiedono terapia con immunosoppressori, immunosoppressione farmacologica, infezione da HIV
  • Prematurità
  • Impianto cocleare
  • Frattura o malformazione alla base del cranio

Quanto è efficace il vaccino anti pneumococco?

Il vaccino anti pneumococco coniugato presenta un’efficacia molto elevata, superiore al 95%.

Risulta efficace anche il vaccino polisaccaridico, che, negli adulti sani, induce la produzione di anticorpi in più dell’80% dei casi; occorre precisare, però, che questa percentuale è inferiore nei soggetti con patologie croniche o con una immunodepressione del sistema immunitario (fonte CDC).

I vaccini anti pneumococco coniugati proteggono dai sierotipi responsabili del 70-90% delle malattie da pneumococco a carattere invasivo nei bambini piccoli.

Conclusioni

Le infezioni da pneumococco rappresentano una serie minaccia per la salute, soprattutto nei bambini, negli anziani e nelle persone con patologie croniche. Fortunatamente, è possibile proteggersi da questo pericoloso batterio tramite la vaccinazione, una pratica sicura e oltremodo efficace nel prevenire le infezioni.