Noto più semplicemente come diabete, il diabete mellito è una malattia metabolica cronica, caratterizzata da iperglicemia, ovvero alti livelli di glucosio nel sangue.
Che cosa è, però, nello specifico, quanto è diffuso in Italia e che ruolo gioca la prevenzione nella sua individuazione?
Approfondiamo insieme.
Indice
- Cos’è il diabete mellito?
- Quali sono le cause del diabete?
- Qual è il rapporto tra diabete e insulina?
- Il diabete in Italia e i suoi numeri più preoccupanti
- Prevenire il diabete di tipo 2: quanto conta lo stile di vita e perché agire proprio su quello?
- Come dovrebbe essere la dieta che aiuta a prevenire il diabete?
- Perché l’attività fisica aiuta a prevenire il diabete e quanta bisognerebbe farne?
- Quali sono i servizi a disposizioni dei diabetici in Italia?
- Conclusioni
Cos’è il diabete mellito?
Il diabete, malattia metabolica cronica, è una patologia clinicamente rilevante soprattutto per le complicanze macrovascolari (la macroangiopatia diabetica) e le complicanze microvascolari (retinopatia diabetica, neuropatia diabetica, nefropatia diabetica, ecc.), che nel loro insieme compromettono in modo profondo la qualità di vita dei pazienti.
Esistono tre forme principali di diabete:
- il diabete di tipo 1: si tratta di una patologia autoimmune, caratterizzata dalla distruzione delle cellule del pancreas preposte alla produzione di insulina (ovvero le cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans) per mano del sistema immunitario malfunzionante. È una malattia con esordio tipico in età giovanile, tant’è che è detto anche diabete giovanile;
- il diabete di tipo 2: è la forma più comune di diabete. Il 90% circa dei soggetti diabetici soffre di diabete di tipo 2. In genere, all’inizio, si caratterizza soltanto per l’insensibilità dei tessuti all’insulina e, solo in una fase successiva, anche per una ridotta produzione di questo ormone;
- il diabete gestazionale: ossia la forma di diabete che possono sviluppare le donne incinte per effetto dei cambiamenti ormonali indotti dalla gravidanza.
Si segnala, inoltre, l’esistenza di altre due forme di diabete, molto meno diffuse delle precedenti, che sono il cosiddetto diabete secondario e il diabete MODY: il diabete secondario è una patologia derivante da un’altra condizione, come per esempio un’infezione, che pregiudica la produzione o l’azione dell’insulina; il diabete MODY, invece, è una malattia dovuta alla mutazione di uno dei geni preposti alla corretta produzione di insulina.
Quali sono le cause del diabete?
Il diabete di tipo 2, la forma più diffusa di diabete mellito, è una patologia multifattoriale, ossia dovuta all’azione di più fattori. La genetica, la familiarità e l’età avanzata hanno un ruolo importante, così come ce l’hanno uno stile di vita non salutistico, in cui predominano alimentazione scorretta, sedentarietà, eccessivo consumo di bevande alcoliche e fumo, e le condizioni di salute che ne derivano, tra cui sovrappeso/obesità, aumento del girovita, ipertensione, ipercolesterolemia.
Totalmente differenti sono invece le cause del diabete dell’altra forma più comune di diabete (la cui incidenza è comunque irrisoria rispetto al diabete di tipo 2), ovvero il diabete di tipo 1; a provocare l’insorgenza di questa malattia è il malfunzionamento del sistema immunitario, il quale aggredisce e distrugge le cellule beta del pancreas, le uniche in tutto il corpo umano preposte alla produzione di insulina. Che cosa alteri esattamente il sistema immunitario è ancora ignoto.
Qual è il rapporto tra diabete e insulina?
Nel diabete, ha un ruolo centrale l’insulina, ovvero l’ormone prodotto dal pancreas che si occupa di far entrare nelle cellule il glucosio (che poi verrà usato come fonte di energia da organi e tessuti), sottraendolo al sangue e mantenendo un equilibrio fondamentale per la salute.
A sostenere e alimentare il diabete possono essere tre condizioni correlate all’insulina e alla sua fisiologia:
- la ridotta disponibilità di insulina: ciò si verifica quando le cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans non producono più insulina, o a causa della loro stessa distruzione (che è quanto si verifica nel diabete di tipo 1) o a causa di una perdita di funzione secretiva;
- l’insensibilità dei tessuti all’insulina (insulino-resistenza): questa condizione implica che c’è insulina, ma i tessuti non rispondono adeguatamente alla sua presenza. L’insulino-resistenza è tipica del diabete di tipo 2, soprattutto dei suoi esordi;
- una combinazione delle due precedenti condizioni: in genere, si assiste a una combinazione tra insulino-resistenza e ridotta disponibilità di insulina nelle forme avanzate di diabete di tipo 2.
In tutti i casi, l’effetto che ne deriva è l’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue, con conseguente instaurazione di uno stato di iperglicemia.
Il diabete in Italia e i suoi numeri più preoccupanti
I dati ISTAT relativi al 2020 riportano che, in Italia, la prevalenza del diabete è pari al 5,9%, ovvero 3 milioni e mezzo di persone. Sempre secondo l’ISTAT, negli ultimi anni, questa statistica è in lento aumento.
Dalla stessa ricerca emerge anche che la prevalenza del diabete aumenta con l’età, arrivando al 21% tra le persone ultra 75enni.
I dati del sistema di sorveglianza PASSI relativi al biennio 2022-2023 forniscono altre informazioni interessanti relativamente al diabete e al suo impatto nel nostro Paese:
- poco meno del 5% della popolazione adulta di età compresa tra i 18 e i 69 anni riferisce una diagnosi diabete;
- la prevalenza del diabete cresce con l’età: è pari al 2% nella popolazione al di sotto dei 50 anni e sfiora il 9% nelle persone di età compresa tra 50 e 69 anni;
- il diabete è più diffuso fra gli uomini che non tra donne (5,3% vs 4,4%);
- il diabete è più frequente nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o per condizioni economiche (sfiora il 16% fra chi non ha un titolo di studio o al più la licenza elementare e raggiunge il 9% fra le persone con molte difficoltà economiche);
- il diabete è più comune nelle regioni Meridionali rispetto a quelle del Centro e del Nord Italia;
- dal 2008, la prevalenza del diabete è rimasta più o meno invariata. C’è stato, tuttavia, un cambiamento meritevole di nota: è diminuita la prevalenza della malattia nella popolazione di età compresa tra 50 e 69 anni, mentre è cresciuta la prevalenza della malattia nelle fasce di popolazioni più giovani.
Il sistema di sorveglianza PASSI, inoltre, sottolinea come le persone con diabete presentino un’alta prevalenza di fattori di rischio cardiovascolare; ecco, di seguito, alcuni numeri che lo dimostrano:
- l’89% dei diabetici italiani riferisce di non seguire la raccomandazione di mangiare cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura (il che è in linea con il resto della popolazione);
- il 49% presenta una diagnosi di ipertensione (vs 17% delle persone senza diagnosi di diabete);
- il 42% riferisce una diagnosi di ipercolesterolemia (vs 17% di coloro che non hanno il diabete);
- il 70% è sovrappeso o obeso (vs 42% delle persone senza diagnosi di diabete) e, di queste, solo il 45% sta seguendo una dieta per cercare di perdere peso;
- il 48% dei diabetici italiani segue una stile di vita completamente sedentario (vs 34% delle persone senza diagnosi di diabete);
- il 22% degli individui con diabete fuma (vs 25% fra le persone senza diagnosi di diabete).
Questi dati confermano quanto detto in precedenza relativamente allo stretto rapporto che c’è tra il diabete di tipo 2 e abitudini di vita non salutistiche.
Prevenire il diabete di tipo 2: quanto conta lo stile di vita e perché agire proprio su quello?
La prevenzione del diabete di tipo 2 si basa sullo stile di vita.
Se l’alimentazione scorretta, la sedentarietà, il sovrappeso/obesità, il fumo, l’eccesso di alcol sono fattori che favoriscono il diabete di tipo 2, è logico e corretto pensare che comportamenti salutistici come dieta sana ed equilibrata, mantenimento del normopeso, attività fisica regolare, astensione dal fumo e limitazione del consumo di bevande alcoliche abbiano un effetto protettivo rispetto al diabete di tipo 2.
A ciò bisogna aggiungere che lo stile di vita scorretto è l’unico fattore di rischio modificabile, su cui si può veramente intervenire: genetica, familiarità ed età avanzata, infatti, sono fattori non correggibili.
Gli esperti in materia di diabete di tipo 2 raccomandano, in ottica preventiva, di mangiare sano, fare attività fisica regolarmente e mantenere il peso nella norma, in quanto questi tre comportamenti migliorano la sensibilità dei tessuti all’insulina, favorendo così il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule.
Come dovrebbe essere la dieta che aiuta a prevenire il diabete?
Soprattutto le persone a rischio di diabete di tipo 2, dovrebbe attenersi ai seguenti dettami dietetici:
- mangiare in modo equilibrato, senza eccessi calorici. Questo comportamento aiuta a prevenire l’aumento del peso corporeo, un importante fattore di rischio per il diabete di tipo 2;
- optare sempre per bevande non zuccherate, a partire dall’acqua. Vanno anche anche il latte, il tè e il caffe, a patto che non sia zuccherati. Si ricorda che il consumo di bevande energetiche contenenti zucchero e i succhi di frutta con zuccheri aggiunti è associato a un maggior rischio di diabete di tipo 2;
- preferire i carboidrati ricchi di fibre, come pasta e riso integrali, avena, farro, orzo, segale, frutta, verdura e legumi, al posto di pasta di semola tradizionale, pane bianco, cereali per la colazione zuccherati ecc.
Si ricorda che un maggior consumo di fibra alimentare protegge anche dall’obesità, dalle patologie cardiovascolari e dai tumori; - ridurre il consumo di carne rossa e carne rossa lavorata (insaccati/salumi). I regimi alimentari a base di carne rossa e soprattutto di carne rossa lavorata sono associati a un rischio maggiore di diabete di tipo 2 , per via dell’elevato apporto di grassi saturi. Al posto della carne rossa e di quella lavorata andrebbero preferite fonte proteiche come uova, legumi, pesce, tagli magri del pollame e frutta secca non salata;
- mangiare molta frutta e verdura. Per prevenire il diabete di tipo 2 e favorire la salute in generale, gli esperti consigliano di consumare almeno 5 porzioni al giorno di frutta e di verdura, puntando sulla varietà soprattutto in termini di colore;
- consumare latticini non zuccherati. Latte e yogurt rigorosamente non zuccherati sono alimenti che, in virtù del loro apporto di calcio e nutrienti, aiutano a stare in salute, prevenendo anche una patologia come il diabete di tipo 2;
- limitare/eliminare il consumo di bevande alcoliche. Secondo il Ministero della Salute, meno alcol si consuma e meglio è per la salute. Oltre a essere privo di contenuto nutritivo, l’alcol comporta un importante apporto calorico che è di ostacolo al mantenimento del normopeso o alla perdita di peso (in caso di sovrappeso/obesità);
- scegliere spuntini sani. Al posto di biscotti, patatine in sacchetto, cioccolatini, caramelle, ecc. è decisamente più salutare e protettivo rispetto al diabete di tipo 2 fare merenda con uno yogurt senza zuccheri aggiunti, un frutto, una manciata di frutta secca non salata;
- limitare il consumo di grassi saturi a favore di un maggiore apporto di grassi insaturi. I grassi saturi si ritrovano nel cibo fritto e nei prodotti di origine animale come burro, carne rossa, formaggi grassi ecc. I grassi insaturi, invece, sono presenti in alimenti quali olio EVO, frutta secca, avocado, semi e pesce;
- Limitare il consumo di sale. L’eccesso di sale favorisce l’ipertensione, una condizione che predispone a numerose patologie, compreso il diabete di tipo 2. Per limitare il consumo di sale a tavola, bisognerebbe ridurre l’apporto di cibi processati e ultra-processati (es: prodotti da forno), e salare poco i cibi.
È interessante segnalare che i comportamenti alimentari appena riportati non solo aiutano a prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2, ma sono fondamentali nel favorire la salute e il benessere generale.
Per sapere in modo più approfondire come bisognerebbe comportarsi a tavola in ottica salutistica, si consiglia di rivolgersi al proprio medico.
Perché l’attività fisica aiuta a prevenire il diabete e quanta bisognerebbe farne?
Il contributo dell’attività fisica alla prevenzione del diabete di tipo 2 è estremamente prezioso.
Fare movimento è importante in ottica preventiva per almeno tre motivi:
- Migliora la sensibilità dei tessuti all’insulina, ostacolando il fenomeno dell’insulino-resistenza, che molto spesso è all’origine del diabete di tipo 2.
- Induce il passaggio del glucosio dal sangue ai tessuti (in particolare quello muscolare), contribuendo così a mantenere nella norma la glicemia. È interessante segnalare che questo passaggio avviene anche con un meccanismo indipendente dall’insulina, il che rende il tutto particolarmente utile anche in chiave terapeutica.
- Aiuta a mantenere il normopeso. Fare attività fisica significa consumare calorie e opporsi alla sedentarietà.
Ma quanta attività fisica bisognerebbe fare?
Secondo le linee guida dell’OMS, un individuo adulto dovrebbe praticare dai 150 ai 300 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata o dai 75 ai 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità elevata, il tutto limitando il tempo speso nell’arco della giornata in attività sedentarie; inoltre, per ulteriori benefici, dovrebbe praticare almeno 2 volte a settimana dell’attività fisica di resistenza (allenamento con i pesi), per fortificare la salute di muscoli e ossa, e, superati i 65 anni, praticare anche almeno 3 volte a settimana dell’attività di miglioramento della mobilità e dell’equilibrio, per ridurre il rischio di cadute accidentali.
Quali sono i servizi a disposizioni dei diabetici in Italia?
L’Italia è stata la prima nazione al mondo ad approvare una legge specifica e innovativa sulla prevenzione e sulla cura del diabete.
Si tratta della legge 16 marzo 1987, n. 115, la quale ha regolamentato e riorganizzato il settore della diabetologia nel nostro Paese, con l’istituzione su tutto il territorio nazionale di servizi specialistici diabetologici, rivolti sia agli adulti sia ai bambini, e definendo l’organizzazione delle attività finalizzate alla prevenzione della malattia e al miglioramento della qualità dell’assistenza.
La legge 115/87 descrive il diabete come una patologia “di alto interesse sociale” e stabilisce alcuni obiettivi fondamentali da realizzare:
- Prevenzione e diagnosi precoce, tramite un’azione sinergica tra le istituzioni, i medici di base e gli operatori sanitari per l’informazione e la sensibilizzazione sul tema diabete e l’individuazione delle fasce di popolazione a rischio diabetico
- Miglioramento della cura attraverso una rete di assistenza specializzata
- Prevenzione delle complicanze
- Inserimento delle persone affette da diabete nelle attività scolastiche, lavorative e sportive
- Reinserimento sociale dei cittadini colpiti da gravi complicanze post-diabetiche
- Educazione e coscienza sociale generale per la profilassi del diabete
- Educazione sanitaria del cittadino diabetico e della sua famiglia
- Preparazione e aggiornamento professionale del personale sanitario addetto ai servizi
- Individuazione della popolazione a rischio
- Distribuzione gratuita dei fondamentali presidi diagnostici e terapeutici
- Istituzione della tessera personale del diabetico
Conclusioni
Se è vero che una patologia diffusa come il diabete di tipo 2 è associata a fattori di rischio non correggibili come l’età o la familiarità, è altrettanto vero che dipende anche e in misura per nulla trascurabile dallo stile di vita.
Ecco, allora, che, specie se si è persone a rischio di diabete, bisognerebbe fare attenzione alle proprie abitudini, adottare una dieta sana ed equilibrata, fare attività fisica regolarmente ed evitare il fumo e il consumo di alcol.