L’ictus è un danno cerebrale provocato dall’interruzione del flusso di sangue al cervello. Condizione che si verifica nell’arco di pochi minuti, rappresenta un’emergenza medica, ragion per cui chi ne è colpito necessita di soccorsi immediati.
L’ictus può considerarsi uno degli eventi cerebrovascolari più comuni. Secondo il Ministero della Salute, infatti, ogni anno si registrano circa 90.000 ricoveri per ictus cerebrale (di cui il 20% sono recidive). È la seconda causa di morte dopo le malattie ischemiche del cuore, con il 9-10% di tutti i decessi, e la prima causa di invalidità. Il Ministero precisa, inoltre, che il 20-30% dei colpiti muore entro un mese e il 40-50% entro il primo anno, mentre il 75% dei sopravvissuti convive con una qualche forma di disabilità.
Chiunque può sperimentare un ictus, ma, come riporta l’ISS, prevalenza e incidenza crescono con l’età, soprattutto dopo i 55 anni, con un aumento esponenziale dopo i 65. In tutto ciò c’è però un dato positivo: secondo la stessa fonte, negli ultimi decenni, esattamente dagli anni Ottanta al 2021, il tasso di mortalità per malattie cerebrovascolari si è ridotto del 74%, il tutto grazie a prevenzione, cure e riabilitazione migliori.
Approfondiamo insieme, e analizziamo con maggiori dettagli cos’è l’ictus, quali sono i sintomi da riconoscere subito, quali fattori di rischio lo favoriscono e come prevenirlo.
Cos’è l’ictus
L’ictus (dal latino colpo) è una grave malattia cerebrovascolare, che si verifica quando il flusso di sangue diretto al cervello viene meno e i neuroni dell’area cerebrale interessata, poiché privati di ossigeno e nutrienti, iniziano a morire.
La sua caratteristica principale è l’insorgenza improvvisa, spesso senza preavviso né dolore, anche in persone in apparente stato di benessere.
Esistono due forme principali di ictus, che si differenziano per il meccanismo con cui il sangue smette di arrivare al cervello:
- ictus ischemico: è la forma più frequente, circa l’80% dei casi. Si verifica quando un coagulo ostruisce un’arteria che porta sangue al cervello. I coaguli si formano di solito dove le arterie sono ristrette dalle placche aterosclerotiche (accumuli di grassi e colesterolo sulle pareti dei vasi) oppure originano nel cuore, per esempio in caso di fibrillazione atriale (un battito cardiaco irregolare);
- ictus emorragico: è dovuto alla rottura di un’arteria, con fuoriuscita di sangue che invade e comprime il tessuto cerebrale circostante. La causa principale è la pressione arteriosa elevata, ma può dipendere anche dalla rottura di un aneurisma cerebrale, cioè una dilatazione anomala di un vaso sanguigno del cervello.
Distinguere le due forme è fondamentale perché le cure sono diverse. Per esempio, i farmaci che sciolgono i coaguli (trombolisi) sono controindicati nell’ictus emorragico. Ecco perché, appena in ospedale, la persona viene sottoposta a TAC o risonanza magnetica.
Il TIA e il suo legame con l’ictus
Quando si parla di ictus, è doveroso soffermarsi qualche istante su una condizione molto simile nota come TIA, acronimo che sta per attacco ischemico transitorio. Il Ministero della Salute descrive questo evento come un episodio che si differenzia dall’ictus ischemico per la minore durata dei sintomi, inferiore alle 24 ore e nella maggior parte dei casi di pochi minuti.
Poiché i sintomi scompaiono, è facile sottovalutarlo; tuttavia, circa un terzo di chi ha un TIA va incontro in futuro a un ictus vero e proprio.
Tutto ciò spiega perché, anche quando i disturbi passano, è necessario contattare il medico o i soccorsi. Il TIA, infatti, è un’occasione preziosa per scoprire i fattori di rischio e intervenire prima che l’ictus si manifesti.
Quali sono i sintomi dell’ictus e perché è importante riconoscerli subito?
Dal punto di vista delle manifestazioni, ogni ictus è diverso. I sintomi, infatti, dipendono dalla porzione di cervello colpita e dall’entità del danno. Se è interessata l’area che governa il movimento di un braccio, per esempio, si avrà improvvisa debolezza da un lato; se è coinvolta l’area del linguaggio, invece, sarà difficile parlare o capire gli altri.
Ricordando che compaiono sempre all’improvviso, tra i potenziali sintomi e segni figurano:
- riduzione o perdita di forza, formicolio o perdita di sensibilità alla metà del viso (con bocca storta, soprattutto quando si prova a sorridere), al braccio e/o alla gamba di un lato del corpo;
- difficoltà a parlare o a capire ciò che dicono gli altri;
- disturbi della vista a un occhio o a entrambi;
- perdita di coordinazione, vertigini, sbandamento o cadute a terra;
- mal di testa lancinante e inconsueto, diverso da quelli abituali;
- confusione;
- difficoltà a deglutire;
- perdita di conoscenza.
Conoscere e riconoscere i sintomi di un ictus rappresenta un fattore determinante in chiave salvezza e ripresa funzionale. Difatti, è doveroso ricordare che l’ictus è una condizione tempo-correlata, ovvero più sono precoci il suo riconoscimento e l’intervento medico, e maggiori sono le probabilità di salvare la vita del paziente e di un recupero completo da parte di questo.
A tal proposito, vale la pena ricordare la regola FAST, acronimo inglese che aiuta a ricordare i segni più comuni dell’ictus e cosa fare al loro verificarsi:
- La F sta per Face (in italiano viso): richiama al cedimento di un lato del viso e alla difficoltà di sorridere.
- La A sta per Arms (in italiano braccia): è un richiamo all’invito di sollevare entrambe le braccia e di mantenerle alzate, per vedere se una delle due non riesce a rimanere alzata per debolezza o intorpidimento.
- La S sta per Speech (in italiano parola): si riferisce alle problematiche di linguaggio indotte dall’evento cerebrovascolare. Il soggetto che parla in modo confuso o farfugliato, o fatica a comprendere, è altamente sospetto.
- La T sta per Time (in italiano tempo): sta a indicare che non bisogna aspettare di chiamare i soccorsi in presenza di uno dei precedenti sintomi.
La prima cosa da fare quando si sospetta un ictus è chiamare immediatamente il 118 o il 112, per il trasporto urgente in un ospedale dotato di Stroke Unit, il reparto specializzato nella cura dell’ictus.
Quali sono i fattori di rischio?
L’ictus riconosce numerosi fattori di rischio, che spesso agiscono in sinergia nel favorire l’evento. Per orientarsi al meglio, i medici li distinguono tipicamente in modificabili, cioè correggibili con lo stile di vita e, quando serve, con le cure del medico, e in non modificabili, che corrispondono a quelli su cui è impossibile agire.
Tra i fattori di rischio modificabili figurano:
- ipertensione arteriosa, cioè pressione alta;
- dislipidemie, ovvero valori elevati di colesterolo e/o trigliceridi nel sangue;
- diabete mellito;
- sovrappeso e obesità;
- sedentarietà;
- fumo e uso di altri prodotti del tabacco;
- abuso di alcol;
- alimentazione scorretta, ricca di grassi, zuccheri e sale e povera di frutta e verdura;
- fibrillazione atriale, altre cardiopatie e vasculopatie (come le lesioni delle carotidi);
- inquinamento atmosferico (fonte OMS).
L’elenco dei fattori non modificabili, invece, comprende:
- età: è più probabile avere un ictus dopo i 65 anni;
- storia familiare: il rischio è più alto se un parente di primo grado (genitori, fratelli, sorelle, figli) ha avuto un ictus prima dei 55 anni;
- storia medica personale: chi ha già avuto un ictus, un TIA o una cardiopatia ischemica ha un rischio più elevato.
L’impatto dei fattori modificabili non è affatto trascurabile e la loro correzione rappresenta il primo passo per prevenire l’ictus, anche in presenza di fattori non modificabili importanti.
A conferma di quanto appena detto, c’è un importante studio del 2022 pubblicato sul Journal of the American Heart Association che ha coinvolto oltre 11.000 persone e che ha osservato che i partecipanti con un rischio di ictus dettato dalla genetica elevato, ma una salute cardiovascolare ottimale dovuta a uno stile di vita salutistico, presentavano un rischio di ictus complessivo inferiore al 43% rispetto a quelli con una salute cardiovascolare inadeguata a causa di scelte non salutistiche.
Come prevenire l’ictus?
La prevenzione primaria riunisce i comportamenti che evitano l’insorgenza della malattia.
Per l’OMS, in linea con quanto detto in precedenza, la maggior parte delle malattie cardiovascolari, ictus compreso, si può prevenire intervenendo su tabagismo, dieta scorretta, obesità, inattività fisica e uso dannoso di alcol. Questo tipo di azione preventiva prende il nome di prevenzione primaria.
I comportamenti chiave afferibili a questo tipo di prevenzione sono:
- tenere sotto controllo la pressione arteriosa: l’ipertensione, ovvero la pressione alta, rappresenta il fattore di rischio principale. Le raccomandazioni mediche generali relative ai livelli pressori dicono che la pressione non dovrebbe superare i 139 mmHg per quanto riguarda la massima (pressione sistolica) e gli 89 mmHg per quanto riguarda la minima (pressione diastolica);
- ridurre il sale: l’OMS raccomanda meno di 5 grammi al giorno (circa un cucchiaino da tè, compreso il sale contenuto negli alimenti confezionati);
- seguire un’alimentazione varia ed equilibrata: gli esperti consigliano di ridurre il consumo di grassi saturi, colesterolo, sale e zuccheri, privilegiando il consumo di verdura e frutta (almeno 5 porzioni al giorno), cereali integrali, legumi e pesce;
- muoversi con regolarità: le linee guida OMS indicano almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica di intensità moderata, come la camminata a passo svelto, e ogni movimento quotidiano conta. La World Stroke Organization riporta che 30 minuti di esercizio per 5 volte a settimana possono ridurre il rischio di ictus del 25%;
- non fumare: il fumo restringe le arterie e rende più probabile la formazione di coaguli, mentre smettere riduce la probabilità di ictus;
- limitare l’alcol: un eccesso di bevande alcoliche può causare l’aumento della pressione e un rischio maggiore di fibrillazione atriale, due condizioni che favoriscono l’ictus;
- mantenere un peso adeguato: anche perdere pochi chili può fare una grande differenza sui valori pressori;
- controllare colesterolo, glicemia e ritmo del cuore: l’analisi di questi tre parametri permette di scoprire dislipidemie, diabete e fibrillazione atriale, tre condizioni associate a un rischio per l’ictus.
Nessuna di queste abitudini offre una garanzia di protezione assoluta, ma insieme riducono in modo concreto il rischio.
La prevenzione secondaria e la prevenzione terziaria
La prevenzione dell’ictus non si esaurisce con quella primaria. Esistono anche, infatti, una prevenzione secondaria e una terziaria.
La prevenzione secondaria riguarda chi ha già avuto un ictus o un TIA e punta a evitare nuovi episodi, che sono un’ipotesi più che concreta. Essa si basa sul controllo rigoroso dei fattori di rischio, sulle terapie prescritte dal medico (che possono comprendere l’uso di antiaggreganti, anticoagulanti, farmaci per la pressione e statine), e su esami di controllo, come l’ecodoppler carotideo e l’elettrocardiogramma.
La prevenzione terziaria mira invece a limitare le conseguenze della malattia e a recuperare la maggiore autonomia possibile. È incentrata fondamentalmente sulla riabilitazione, che spesso inizia in ospedale per proseguire a casa o in clinica, con il supporto di un team di fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali, infermieri e medici.
Domande Frequenti (FAQ)
L’ictus è un grave danno cerebrale che si verifica quando l’afflusso di sangue a un’area del cervello viene improvvisamente interrotto. Si distingue in ictus ischemico (circa l’80% dei casi), causato dall’ostruzione di un’arteria da parte di un coagulo, e ictus emorragico, dovuto alla rottura di un vaso sanguigno.
Il TIA (attacco ischemico transitorio) è un episodio simile all’ictus ischemico i cui sintomi durano poco tempo (spesso pochi minuti e comunque meno di 24 ore). Non va ignorato poiché rappresenta un fondamentale campanello d’allarme: circa un terzo delle persone che hanno un TIA va incontro a un ictus vero e proprio in futuro.
I sintomi compaiono all’improvviso e includono debolezza o intorpidimento al viso o a un lato del corpo, difficoltà a parlare, disturbi visivi e perdita di equilibrio. La regola FAST aiuta a riconoscerli: Face (viso asimmetrico), Arms (debolezza a un braccio), Speech (linguaggio confuso) e Time (chiamare immediatamente i soccorsi).
Bisogna chiamare subito il 118 o il 112 per il trasporto d’urgenza in un ospedale con Stroke Unit. Poiché si tratta di una patologia tempo-dipendente, intervenire con la massima rapidità (idealmente entro 4,5–6 ore dall’esordio) aumenta notevolmente le possibilità di sopravvivenza e di recupero.
Tra i fattori su cui si può intervenire figurano ipertensione arteriosa, dislipidemie (colesterolo e trigliceridi alti), diabete, fumo, alimentazione ricca di sale e grassi, sedentarietà, obesità e fibrillazione atriale. Correggendo questi comportamenti è possibile evitare fino al 90% dei casi di ictus.
L’esercizio fisico regolare aiuta a controllare diversi fattori di rischio come pressione alta, diabete e stress. Praticare 30 minuti di attività fisica moderata 5 volte a settimana (o 150 minuti totali a settimana) riduce il rischio di ictus del 25%.


