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Come prevenire l’obesità infantile

da | Mar 27, 2025

Secondo i dati della quinta edizione dell’Iniziativa Europea di Sorveglianza dell’Obesità Infantile (COSI) dell’OMS riferiti al triennio 2018 e il 2020, il 29% dei bambini di età compresa tra i 7 e i 9 anni (quasi 1 bambino su 3), residente nei 33 Paesi partecipanti, presentava una condizione di obesità o sovrappeso

Si tratta di dati che hanno evidenziato un problema diffuso nella popolazione più giovane e che necessita, ancora oggi, di essere affrontato.

Vediamo insieme che cosa si intende per obesità infantile, quali sono le cause e come si previene.

Cosa si intende per obesità infantile?

Per sovrappeso ed obesità infantile si intende una condizione più o meno marcata di eccesso di peso corporeo, derivante da uno squilibrio tra spesa energetica e introito calorico, in cui a predominare è quest’ultimo.

In altre parole, con obesità e sovrappeso infantile si vuole indicare l’eccesso di peso corporeo dovuto a un maggiore introito di calorie, rispetto al consumo energetico legato al metabolismo basale e all’attività fisica giornaliera.

Com’è noto, l’obesità è una condizione più grave del sovrappeso; anche il sovrappeso, tuttavia, merita attenzione, in quanto, come l’obesità, rappresenta un indicatore di scarsa salute e può evolvere verso la stessa obesità.

Obesità e sovrappeso nei più giovani costituiscono un problema di salute pubblica estremamente rilevante per svariati motivi:

  • per via dell’importanza del fenomeno e per il suo impatto sulla spesa sanitaria;
  • per la persistenza in età adulta;
  • per le complicanze fisiche e psico-sociali che iniziano a palesarsi fin dalla giovane età e persistono e si aggravano in età adulta, al punto da ridurre le aspettative di vita.

Quali sono le cause dell’obesità infantile?

L’obesità infantile è dovuta a una molteplicità di fattori, tra cui:

  • familiarità: i figli di genitori in sovrappeso oppure obesi hanno l’80% di probabilità in più di andare incontro a una condizione di sovrappeso con possibile evoluzione verso l’obesità;
  • alimentazione scorretta: l’eccesso calorico, l’elevato consumo di proteine animali e cibi ad alto contenuto calorico e a bassa densità nutrizionale (snack dolci, bevande zuccherate, ecc.), la carenza di carboidrati complessi e di frutta e verdura e, infine, gli spuntini troppo abbondanti o continui costituiscono un complesso di abitudini sbagliate fortemente associato al rischio di sviluppare sovrappeso e obesità;
  • sedentarietà: lo stile di vita sedentario comporta uno scarso dispendio energetico in aggiunta a quello indotto dal metabolismo basale, aumentando così la predisposizione a sovrappeso e obesità. Inoltre, impoverisce il bagaglio motorio e crea terreno fertile per lo sviluppo in età adulta di patologie croniche, a partire da quelle che interessano l’apparato locomotore (es: osteoporosi); 
  • fattori economici e sociali: l’obesità infantile è maggiormente presente tra le classi socio-economiche più svantaggiate. I bambini provenienti dalle famiglie meno abbienti sono maggiormente esposti ad ambienti obesogeni, che, anziché promuovere una corretta alimentazione e uno stile di vita attivo, favoriscono scelte alimentari per nulla salutistiche e la sedentarietà, con conseguente aumento del rischio di obesità e sovrappeso.

In un numero molto ristretto di casi, l’obesità infantile riconosce cause di altra natura, come particolari sindromi genetiche, i disturbi ormonali che hanno per protagonista la tiroide e determinate cure farmacologiche (es: cortisonici assunti per anni). 

Quali sono le conseguenze dell’obesità infantile?

L’obesità infantile può comportare una serie di problemi di salute nell’immediato e futuri. Nello specifico, ecco quali potrebbero essere le conseguenze:

  • incremento della pressione sanguigna e dei livelli ematici di colesterolo, con conseguente aumento del rischio per le patologie cardiovascolari;
  • incremento della glicemia, con aumentato rischio di diabete di tipo 2 e sindrome metabolica in età adulta;
  • accumulo di grasso a livello epatico (steatosi epatica o fegato grasso). La steatosi epatica rappresenta un importante fattore di rischio per la cirrosi epatica, una condizione molto seria caratterizzata da un danno irreversibile a carico del fegato; 
  • problemi respiratori, quali la sindrome delle apnee ostruttive del sonno o l’asma;
  • problemi ortopedici, quali disturbi alle articolazioni, artralgia (dolore alle articolazioni) e disturbi della crescita;
  • problemi psicologici, quali bassa autostima, depressione e isolamento sociale. Sono dovuti al pregiudizio e allo stigma che molti bambini e ragazzi obesi sperimentano quotidianamente per via del loro aspetto fisico. 

Se non curata in età pediatrica, l’obesità infantile tende a persistere anche in età adulta: almeno il 50% dei bambini obesi e tra il 70 e l’80% degli adolescenti obesi rimangono tali (cioè affetti da obesità) anche in età adulta.

L’obesità infantile può avere serie ripercussioni sulla qualità di vita e sulle aspettative di vita della persona: come descritto, infatti, predispone a patologie di carattere cronico dagli effetti invalidanti e debilitanti, che pregiudicano la salute.

Come si calcola l’obesità infantile?

Stabilire se un bambino o un adolescente è obeso è più complesso rispetto agli adulti. A rendere difficile la valutazione è il fatto che, nei giovani, a differenza degli adulti, il rapporto tra massa grassa, peso e altezza cambia fisiologicamente nel tempo e in maniera diversa tra i due sessi.

Pertanto, per calcolare l’obesità infantile, gli esperti hanno pensato di impiegare anche le curve dei percentili, le quali tengono conto dell’età e del sesso, in aggiunta al calcolo dell’indiice di massa corporea (misura che, invece, negli adulti basta a determinare l’eccesso di peso).

Venendo al dunque, il calcolo dell’obesità infantile si sviluppa in tre passaggi:

  • misurazione del peso e dell’altezza: il peso si misura in chilogrammi (kg), mentre l’altezza in metri (m);
  • calcolo dell’IMC (Indice di Massa Corporea): indice che si ottiene dividendo il peso corporeo per l’altezza elevata al quadrato;
  • consultazione delle tabelle di crescita: si confronta il valore dell’IMC calcolato con le tabelle di crescita (dei percentili) che tengono conto dell’età e del sesso e che sono state stilate da organizzazione sanitarie autorevoli come l’OMS o il Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC).

I valori dell’IMC possono ricadere all’interno di cinque intervalli, che indicano la condizione di salute del bambino/adolescente:

  • se l’IMC è inferiore al 5° percentile per età e sesso, allora il giovane è sottopeso;
  • se l’IMC è tra il 5° e l’85° percentile per età e sesso, allora il giovane è normopeso;
  • se l’IMC è tra l’85° e il 94° percentile per età e sesso, allora il giovane è sovrappeso;
  • se l’IMC è al 95° percentile per età e sesso o superiore, allora il giovane è obeso;
  • se l’IMC è al 99° percentile per età e sesso o superiore, allora il giovane è gravemente obeso.

Per una valutazione estremamente precisa e più adeguata dell’eccesso di grasso, esistono anche un paio di strumenti, il plicometro e l’impedenziometro, i quali permettono, rispettivamente, di misurare lo spessore del grasso sottocutaneo e di misurare la massa grassa corporeo in base alla determinazione dell’acqua corporea.

Quanto è diffusa in Italia l’obesità infantile?

Purtroppo, come in altri Paesi europei, anche l’Italia deve fare i conti con il sovrappeso e l’obesità infantile: il nostro Paese, infatti, è tra le nazioni europee con i più alti tassi di obesità infantile. 

Secondo i dati della sorveglianza nazionale Okkio alla Salute 2019, su 50.000 bambini di età compresa tra gli 8 e i 9 anni, la prevalenza di sovrappeso e obesità è pari al 30% circa (un 20% circa sono sovrappeso e un 9-10% circa sono obesi). Sempre con particolare riferimento all’Italia, il problema dell’obesità infantile è maggiore nelle Regioni del Sud, tra le classi socio-economiche più svantaggiate e nei bambini che hanno ricevuto latte materno solo per poco tempo (il primo mese di vita).

Infine, ecco un altro dato che deve far riflettere, con riferimento globale, che mostra una volta di più quanto il problema dell’obesità infantile sia concreto e reale: il World Obesity Atlas del 2023 della World Obesity Federation prevede che tra il 2020 e il 2035, si verificherà un incremento del 61% del numero di ragazzi e del 75% del numero di ragazze di età compresa tra i 5 e i 19 anni che vivono una condizione di obesità nella regione Europea dell’OMS.

Dati, quelli sopra elencati, che creano grande preoccupazione e che mettono al centro dell’attenzione il problema dell’obesità e ciò che essa comporta.

Come prevenire l’obesità infantile?

Per prevenire l’obesità e il sovrappeso in età infantile, è fondamentale intervenire fin dalla tenerissima età sullo stile di vita, promuovendo una corretta alimentazione e incentivando al movimento.

Per quanto riguarda la dieta, è doveroso sottolineare l’importanza di adottare una dieta sana, varia ed equilibrata, che preveda:

  • una colazione salutare e sostanziosa;
  • la verdura sia a pranzo che a cena;
  • il consumo, per spuntino di metà mattina e di metà pomeriggio, di frutta (anziché merendine o succhi di frutta zuccherati).

Per quanto concerne l’attività fisica, invece, sono valide le indicazioni dell’OMS, che raccomanda a bambini e adolescenti di:

  • praticare almeno 60 minuti al giorno di attività fisica da moderata a intensa, prevalentemente di tipo aerobico, e almeno 3 volte a settimana dell’esercizio fisico di resistenza per il rinforzo muscolare e delle ossa;
  • limitare il tempo speso in attività sedentarie, in particolar modo quelle che prevedono l’impiego di schermi (guardare la TV, usare il tablet, ecc.).

Quando si parla di prevenzione dell’obesità infantile, è fondamentale segnalare anche che ci sono, nel corso dello sviluppo del bambino, età più critiche di altre per quanto riguarda il rischio obesità e sovrappeso, e che l’adozione di determinati comportamenti e precauzioni permette far fronte in maniera efficace a tale rischio; ecco, di seguito, quali sono queste età critiche:

  • periodo prenatale: uno stile di vita poco salutare da parte della madre in gravidanza, come per esempio l’aumento eccessivo di peso o il fumo, può avere un’influenza negativa sul peso alla nascita del bambino e può aumentare il rischio di obesità infantile. Ecco, allora, che, in chiave preventiva, è bene che la futura mamma tenga sotto controllo il suo peso, tramite una dieta equilibrata e un’attività fisica consona al suo stato di salute;
  • primo anno di vita: l’allattamento artificiale associato eventualmente a uno svezzamento precoce e ricco in proteine aumenta il rischio di obesità infantile; viceversa, l’allattamento al seno protratto all’anno di vita e anche di più è protettivo nei confronti di sovrappeso e obesità in giovane età;
  • da 4 a 6 anni: un aumento di peso rapido in questa fase della vita del bambino aumenta il rischio di obesità infantile. Ecco, allora, che, in ottica prevenzione, è bene controllare l’alimentazione del bambino, promuovendo il consumo di cibi salutari come frutta, verdura e carboidrati ricchi di fibre, a discapito di cibi ad alto contenuto calorico ma a bassa densità nutrizionale;
  • pubertà: in genere, soprattutto nei maschi, la fase della pubertà comporta un incremento della massa magra, a sfavore di quella grassa, con conseguente dimagrimento; tuttavia, chi si presenta alla pubertà in sovrappeso oppure obeso o, complici abitudini alimentari sbagliate, aumenta di peso proprio con l’arrivo della pubertà e ha maggiori probabilità di diventare un adulto obeso. Ecco, allora, che bisogna porre massima attenzione una volta in più alle abitudini alimentari e all’esercizio fisico quotidiano.

Chi ha un ruolo chiave nella prevenzione dell’obesità infantile?

I principali responsabili della prevenzione dell’obesità infantile sono la famiglia e la scuola, in quanto sono, per il bambino, i principali contesti educativi e i luoghi in cui trascorre la maggior parte del tempo. La scuola e la famiglia devono farsi portavoce dell’importanza di condurre uno stile di vita sano fin dalla giovane età, che si basi su corrette abitudini alimentari e sulla promozione dell’attività fisica regolare non come un impegno, ma una parte integrante della quotidianità.

Altre figure importanti, che possono intervenire per massimizzare l’efficacia della prevenzione, sono gli organi politici (stanziando, per esempio, degli incentivi a chi pratica attività fisica strutturata presso società certificate), i servizi sanitari (fornendo, per esempio, tutte le informazioni relative a come alimentarsi in maniera salutare e a quanta attività fisica svolgere quotidianamente), le amministrazioni comunali (stanziando, per esempio, dei fondi volti alla costruzione di parchi giochi, strutture polifunzionali, ecc.) e altri enti comunitari come consultori familiari, associazioni sportive, associazioni di produttori e distributori di alimenti, ditte di ristorazione collettiva, ecc.

Conclusioni

È, purtroppo, evidente che il tema del sovrappeso prima e dell’obesità infantile poi sta acquisendo, con il passare del tempo, sempre maggiore centralità non solo in Italia, ma anche in diversi paesi del mondo.

Si rende sempre più necessario, quindi, promuovere tutta una serie di comportamenti e attitudini che siano in grado – mettendo al centro la corretta alimentazione e la pratica di sport fin da giovanissima età – di prevenire l’insorgere del problema dell’obesità infantile.