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Come prevenire e gestire i colpi di calore sul luogo di lavoro

da | Lug 7, 2026

Lavoratore in cantiere o ambiente industriale si asciuga la fronte per il caldo, immagine sul rischio di colpo di calore sul lavoro

Per colpo di calore si intende una condizione di salute molto pericolosa, in cui la temperatura corporea interna aumenta in modo anomalo, mettendo a rischio organi vitali come cervello, cuore, polmoni, reni e fegato.

Il colpo di calore è un tema di grande attualità in estate, poiché uno dei suoi fattori favorenti principali, specialmente quando si parla di colpo di calore classico, è proprio il calore ambientale e le alte temperature della stagione estiva.

Questo argomento e il suo collegamento all’estate suscita grande interesse anche in alcuni ambiti lavorativi, in particolare quelli all’aperto e quelli al chiuso dove si opera a stretto contatto con sorgenti di calore.

Analizziamo insieme, e approfondiamo con maggiori dettagli cos’è il colpo di calore, quali sono i suoi sintomi tipici, come prevenirlo in ambito lavorativo e cosa prevedono gli interventi di primo soccorso e le terapie ospedaliere.

Cos’è il colpo di calore?

Il colpo di calore è una pericolosa condizione medica, contraddistinta dall’aumento anomalo, superiore a 40°C, della temperatura corporea (ipertermia).

Esso costituisce la conseguenza più severa tra quelle connesse al surriscaldamento corporeo e al calore. Non va confuso con l’esaurimento da calore, che è meno grave e spesso lo precede.

Quando una persona sperimenta un colpo di calore, i meccanismi fisiologici che l’organismo umano adotta tipicamente per abbassare la temperatura corporea sono inefficaci. Il vero problema del colpo di calore è proprio questo: una volta in atto, il nostro corpo non riesce a raffreddarsi.

Tipi di colpo di calore

Nell’immaginario comune, il colpo di calore è un fenomeno connesso all’estate e alle alte temperature ambientali. In realtà, le cose sono leggermente più complesse di così. Esistono, infatti, due tipi di colpo di calore: quello classico e quello da sforzo.

  1. colpo di calore classico: è la variante dovuta a una prolungata esposizione al calore ambientale, il quale corrisponde al calore proveniente dall’esterno del corpo. Si tratta della forma più comune e si verifica tipicamente nelle giornate calde e afose, all’interno di ambienti chiusi non ventilati e privi di impianti di condizionamento o nelle auto lasciate al sole;
  2. colpo di calore da sforzo: è la variante provocata dal calore generato all’interno del corpo umano, più esattamente dal metabolismo, in seguito a un’attività fisica intensa e prolungata per molte ore. Nello sviluppo del colpo di calore da sforzo, il calore ambientale è un fattore favorente ma non indispensabile: è possibile, infatti, sperimentare questa condizione anche in presenza di temperature ambientali normali, non eccessivamente calde.

Il colpo di calore può colpire chiunque, ma, mentre quello classico è più frequente in anziani e bambini (per via di una minore efficienza dei sistemi di raffreddamento interni), quello da sforzo predilige gli adulti sani e attivi. 

Come riconoscere un colpo di calore: i sintomi e i segni

Il colpo di calore è una condizione che non passa certo inosservata

Conoscere i suoi sintomi può aiutare a riconoscerlo tempestivamente e a prestare tutti i soccorsi del caso a chi ne dovesse avere bisogno.

Un colpo di calore provoca classicamente:

  • aumento della temperatura corporea;
  • malessere generale e spossatezza;
  • forte mal di testa pulsante;
  • nausea e vomito;
  • vertigini, capogiri, stordimento;
  • sudorazione profusa;
  • tachicardia (aumento del battito cardiaco) e tachipnea (aumento della frequenza respiratoria).

Inoltre, può causare anche:

  • vista offuscata;
  • senso di confusione;
  • alterazioni del comportamento (es: agitazione);
  • riduzione della pressione arteriosa (ipotensione);
  • difficoltà di parola;
  • svenimento (sincope);
  • convulsioni;
  • cambiamento del colore della pelle;
  • pelle secca (tipica del colpo di calore classico) o pelle sudata (caratteristica del colpo di calore da sforzo).

In assenza di un intervento terapeutico immediato, il colpo di calore può comportare un danno irrimediabile a organi vitali come cervello, cuore, polmoni, reni e fegato. Ciò si verifica perché l’aumento eccessivo della temperatura corporea manda in tilt il buon funzionamento dei processi enzimatici e biochimici che sono indispensabili a mantenere in salute organi, tessuti e cellule.

Come prevenire il colpo di calore sul posto di lavoro?

Se si analizzano le circostanze che più spesso si associano ai casi di colpo di calore, ci si accorge immediatamente che una delle principali è lo svolgimento di attività lavorative all’aperto e di quelle in prossimità di fonti di calore

Ciò comporta inevitabilmente che ci sia una grande attenzione nei confronti del colpo di calore in ambito lavorativo da parte di quegli enti che si occupano di sicurezza e infortuni sul lavoro.

In particolare, l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione sul Lavoro) fornisce a lavoratori e soprattutto a datori di lavoro preziose indicazioni in merito alle misure di prevenzione e a quelle di protezione dal colpo di calore.

Misure di prevenzione

Il primo intervento preventivo fondamentale ha per protagonista il datore di lavoro, il quale deve fornire a lavoratrici e lavoratori tutte le informazioni relative al rischio, ai potenziali danni, ai sintomi, alle misure di prevenzione e ai comportamenti di salvaguardia da adottare.

Dopodiché, hanno un valore cruciale in chiave prevenzione:

  • favorire un’acclimatazione graduale in caso di esposizione sistematica alle alte temperature;
  • adeguare i turni di lavoro all’aperto in maniera tale da evitare l’attività nella fascia oraria più calda (dalle 12 alla 16). Se ci sono le condizioni, è possibile e consigliato anticipare l’orario di inizio lavoro, in modo da sfruttare le ore più fresche a discapito di quelle in cui la temperatura comincia a farsi più calda;
  • favorire un’alternanza equilibrata tra lavoro svolto all’aperto, sotto il sole, e lavoro al chiuso, in un ambiente potenzialmente più fresco;
  • se la temperatura è superiore ai 30°C, pianificare pause di 5 minuti per ogni ora di lavoro in un luogo ombreggiato e fresco. Le pause possono arrivare anche a 15 minuti se si superano i 35°C o i 32°C con afa;
  • idratarsi spesso, bevendo possibilmente acqua naturale (sono da evitare gli alcolici, le bevande molto zuccherate e quelle contenenti caffeina). Al di sopra dei 35°C è raccomandato consumare 3-5 decilitri di acqua 2-3 volte all’ora.  

In conclusione, è importante ricordare che nei luoghi di lavoro a rischio di stress termico (ovvero che espongono al pericolo non solo di colpo di calore ma anche di esaurimento da calore) è sempre obbligatoria la sorveglianza sanitaria.

Misure di protezione 

Per misure di protezione si intendono strumenti, accessori, locali dedicati appositamente alla protezione dall’eccesso di calore, sia che si tratti di quello generato dal sole, sia di quello prodotto da macchine/attrezzature lavorative.

Negli ambienti di lavoro al chiuso, in cui il rischio di stress termico è collegato all’impiego di sorgenti radianti, il datore di lavoro ha il dovere di predisporre delle barriere o degli schermi che proteggano i lavoratori dai raggi infrarossi, il tutto compatibilmente con il ciclo di lavoro.

Per quanto concerne gli ambienti di lavoro all’aperto, in cui il rischio di stress termico è correlato all’azione del sole, il datore di lavore deve allestire delle strutture per la creazione di zone d’ombra (con teli o pannelli in legno o metallici), procurare tutti i dispositivi di protezione individuale (DPI) congeniali alla protezione dai raggi UV (es: cappello a tesa larga, occhiali da sole, crema solare ad alto fattore di protezione, abiti leggeri e traspiranti di colore chiaro, scarpe di sicurezza adatte alla stagione estiva) e rendere accessibile una fonte di acqua potabile per l’idratazione regolare.

Infine, rimangono da analizzare i contesti di lavoro all’aperto che prevedono spostamenti frequenti. In tali circostanze, è fondamentale che il datore di lavoro mette a disposizione dei dipendenti strumenti di protezione portatili (una sorta di ombrelloni) e conceda della pause all’ombra con cadenza regolare

Quali sono i lavoratori più a rischio di colpo di calore?

La prima categoria che viene in mente è senza dubbio quella di chi svolge lavori all’aperto, sotto il sole, come carpentieri, muratori, agricoltori, operai addetti alla manutenzione stradale.

Un’altra classe a rischio di stress termico, poi, è quella composta dai lavoratori esposti a fonti di calore, come i vigili del fuoco, gli operai addetti nella soffiatura e fusione del vetro, il personale impiegato nell’essicazione di vernici e smalti ad alta temperatura, i fabbri, gli operai metalmeccanici.

Come gestire un colpo di calore sul luogo di lavoro?

L’ultimo capitolo è dedicato alla gestione del colpo di calore, sicuramente una situazione che si vorrebbe sempre evitare per le conseguenze sulla salute che essa può avere.

Il colpo di calore è da considerarsi un’emergenza medica, ragion per cui la persona che ne è vittima ha bisogno di soccorsi immediati (anche perché, come si ricorderà, durante un colpo di calore i nostri sistemi di termoregolazione sono fuori uso).

Gli esperti ricordano che il primo obiettivo dell’intervento terapeutico è raffreddare il corpo, mentre solo in un secondo momento ci si dedica al monitoraggio delle condizioni di salute e, se serve, a un’azione mirata contro le eventuali complicanze.

Come spesso si verifica nelle emergenze mediche, nel colpo di calore hanno un ruolo chiave non solo le cure ospedaliere, ma anche i trattamenti di primo soccorso. Questi ultimi possono rivelarsi fondamentali per salvare la vita di una persona e, proprio per questo, è bene che ogni lavoratore li conosca.

Vediamo di seguito cosa effettivamente si può fare per aiutare una persona che sperimenta un colpo di calore.

Regole di primo soccorso

Chi soffre per un colpo di calore difficilmente riesce a restare sveglio e a mantenere quel grado di coscienza necessaria per badare a sé stesso. Ecco quindi che ha bisogno dell’aiuto di un’altra persona.

I preziosi interventi di primo soccorso comprendono:

  • spostare il soggetto sofferente in un luogo più fresco, al riparo dal sole o distante dalla fonte di calore;
  • versare acqua sulla pelle e usare qualsiasi cosa per sventolarla;
  • se possibile, immergere uno o più asciugamani in acqua ghiacciata e applicarli sulla pelle, cercando di coprire più superficie cutanea possibile. Gli asciugamani andrebbero cambiati ogni minuto circa;
  • applicare degli impacchi freddi o ghiacciati sulle ascelle e sul collo.

Ma non è tutto.

Le pratiche di primo soccorso includono anche le cose da non fare assolutamente. In particolare, tra queste figurano:

  • dare da bere: durante un colpo di calore, la persona non è in grado di deglutire correttamente liquidi e cibo. Di conseguenza, potrebbe inalare l’acqua nelle vie respiratorie, il che è qualcosa di estremamente pericoloso;
  • somministrare antipiretici (farmaci per la febbre): nel colpo di calore, l’aumento della temperatura corporea è dovuto a motivi differenti da quelli che provocano la febbre. Dare un antipiretico in simili condizioni potrebbe causare ulteriori danni agli organi già a rischio.

Il primo soccorso per un colpo di calore richiede tempestività e rapidità di esecuzione, in quanto ogni minuto è prezioso e se ben gestito può salvare una vita.

Terapie ospedaliere

In ospedale, innanzitutto, i medici si focalizzano in modo massiccio sul raffreddamento del corpo

I metodi a cui possono ricorrere sono principalmente due: 

  • la nebulizzazione combinata alla ventilazione: questo trattamento è particolarmente indicato nel caso del paziente sofferente per il colpo di calore classico. Esso sfrutta il potere di raffreddamento garantito dall’evaporazione dell’acqua sulla cute e indotto dalla ventilazione. A livello pratico, prevede che, mentre dei grandi ventilatori fanno circolare l’aria nella stanza di ricovero, un operatore sanitario spruzzi continuamente acqua sulla pelle del paziente.
  • l’immersione del paziente (a eccezione della testa) in acqua fredda o ghiacciata: questo intervento è più adatto ai colpi di calore da sforzo. L’immersione in acqua fredda o ghiacciata dissipa il calore dal corpo del paziente, favorendone il trasferimento all’acqua stessa. Di fatto, questo sistema sfrutta le leggi della termodinamica e del cosiddetto equilibrio termico. 

Una volta raffreddato il corpo, il protocollo prevede di monitorare le condizioni del paziente e controllare se ha sviluppato complicanze. A seconda di cosa emerge da queste analisi e verifiche, potrebbero essere necessari ulteriori trattamenti tra cui l’intubazione, la somministrazione di fluidi per via endovenosa e farmaci per supportare la funzione degli organi sofferenti.

Domande Frequenti (FAQ)

Cos’è esattamente un colpo di calore?

È una condizione medica d’emergenza in cui la temperatura corporea sale oltre i 40°C perché i sistemi di raffreddamento naturali falliscono. Se non trattato immediatamente, può causare danni permanenti a organi vitali come cervello, cuore e reni, o risultare fatale.

Quali sono i sintomi principali da monitorare? 

I segnali includono febbre alta, confusione mentale, battito accelerato, nausea e forte mal di testa. Si possono osservare anche alterazioni del comportamento, difficoltà di parola e, nei casi più gravi, perdita di coscienza o convulsioni.

Chi corre i rischi maggiori? 

I soggetti più vulnerabili sono gli anziani sopra i 65 anni e i bambini piccoli, a causa di una minore efficienza della termoregolazione. Sono a rischio elevato anche i lavoratori all’aperto (edili, agricoltori) o chi opera vicino a fonti di calore intenso.

Come si può prevenire il colpo di calore? 

È fondamentale idratarsi spesso con acqua, indossare abiti chiari e traspiranti e evitare l’attività fisica nelle ore più calde (dalle 12 alle 16). È inoltre importante permettere al corpo di acclimatarsi gradualmente alle alte temperature.

Cosa fare immediatamente in caso di emergenza? 

Bisogna chiamare subito i soccorsi (112/118). Nell’attesa, si deve spostare la persona all’ombra, rimuovere gli abiti in eccesso e raffreddare il corpo con acqua fresca o impacchi di ghiaccio su collo e ascelle.

Cosa NON bisogna fare durante il primo soccorso? 

Non somministrare farmaci per la febbre (antipiretici), poiché non sono efficaci in questo caso e possono danneggiare gli organi. Inoltre, non dare da bere liquidi se la persona non è perfettamente cosciente per evitare il rischio di soffocamento.