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Cosa c’è da sapere prima di donare il sangue

da | Giu 15, 2026

La donazione di sangue è un atto volontario, gratuito, che prevede il prelievo di sangue da un donatore sano, al fine di utilizzarlo per scopi medici.

Non tutti, però, possono donare il sangue. Questo spiega perché, prima di poter diventare donatori, bisogna svolgere un’anamnesi approfondita e sottoporsi a esami ematici che verificano l’assenza di infezioni croniche, trasmissibili con le trasfusioni di sangue.

A trarre vantaggio dalla donazione regolare di sangue è anche lo stesso donatore, a partire dal fatto che quest’ultimo, in occasione di ogni prelievo, deve svolgere gli stessi esami previsti per stabilire l’idoneità.

Approfondiamo insieme e analizziamo con maggiori dettagli quali sono i requisiti per diventare donatore di sangue, quando non si può donare il sangue e i benefici per la salute connessi a una donazione regolare.

Cos’è la donazione di sangue?

La donazione di sangue è un atto volontario, gratuito e anonimo, che prevede il prelievo di una quota di sangue da un donatore sano, per utilizzarlo poi in pazienti bisognosi di sangue o di una sua componente, o nella realizzazione di farmaci.

È doveroso precisare fin da subito, infatti, che con la donazione di sangue è possibile ricavare il plasma (tramite plasmaferesi), una componente del sangue che può servire non solo in presenza di determinate circostanze mediche (es: gravi emorragie), ma anche in campo farmacologico per la produzione di medicinali salvavita (es: immunoglobuline, albumina, fattori della coagulazione).

Chi può donare il sangue: i requisiti

È risaputo che non tutti possono donare il sangue. Come riporta l’AVIS, l’associazione di riferimento per la donazione di sangue, i requisiti fisici fondamentali per risultare idonei alla donazione sono:

  • età compresa tra i 18 e i 60 anni;
  • peso superiore ai 50 kg;
  • buono, se non ottimale, stato di salute, stile di vita sano e nessun comportamento che possa a mettere a rischio la salute del donatore e del possibile ricevente;
  • frequenza cardiaca regolare, compresa tra 50 e 100 battiti per minuto;
  • pressione arteriosa sistolica (massima) inferiore o uguale a 180 mm/Hg;
  • pressione arteriosi diastolica (minima) inferiore o uguale a 100 mm/Hg;
  • valori di emoglobina (Hb) maggiori o uguali a 13,5 g/dL nell’uomo e a 12,5 g/dL nella donna.

Come si può notare, lo stato di salute è un aspetto chiave dell’idoneità: se non si è in salute, non si può diventare donatori. Questo spiega anche per quale motivo, a ogni donazione, i parametri suddetti sono oggetto di verifica.

Si può essere donatori dopo i 60 anni?

Dopo i 60 anni è possibile diventare ancora donatori, ma bisogna presentare una richiesta specifica e attendere l’idoneità del medico che si occupa delle selezioni nel territorio dove si fa la domanda. 

Chi è già donatore (e lo ha sempre fatto in modo regolare) può continuare a svolgere tale attività fino al compimento del 65esimo anno di età e, previa valutazione medica, fino a 70 anni.

Quali esami periodici bisogna fare per l’idoneità alla donazione?

Per avere la conferma dello stato di salute ottimale dell’aspirante donatore, per l’idoneità iniziale e la sua conferma nel tempo, a ogni donazione sono previsti i seguenti esami del sangue:

  • emocromo completo: serve a valutare numero, forma e dimensione delle cellule ematiche. Per esempio, è l’esame chiave per conoscere i valori dell’emoglobina;
  • HBs Ag (antigene di superficie dell’epatite B): permette di stabilire se un individuo è positivo all’epatite B e se può trasmetterla;
  • anticorpi anti-HCV: consente di verificare se c’è stata in passato un’esposizione al virus dell’epatite C o se se l’infezione correlata è in corso;
  • test sierologici per la ricerca combinata di anticorpo anti HIV 1 e 2 antigene HIV 1 e 2: servono a stabilire se l’aspirante donatore è stato esposto o meno al virus dell’AIDS;
  • anticorpi anti-Treponema Pallidum, l’agente eziologico della sifilide: la sifilide è una malattia sessualmente trasmissibile pericolosa, che può trasmettersi anche la trasfusione di sangue infetto;
  • test NAT per epatite B, epatite C e HIV 1: permettono di identificare precocemente, prima ancora della comparsa degli anticorpi (che sono ricercati con gli esami citati nei precedenti punti), tracce virali di queste patologie, che possono trasmettersi con le trasfusioni di sangue infetto.

Inoltre, in occasione della prima donazione, sono previsti anche gli esami per la determinazione o la ricerca di:

  • fenotipo ABO mediante test diretto e indiretto;
  • fenotipo Rh completo;
  • antigene di Kell e, in caso di positività a questo, antigene Cellano;
  • anticorpi irregolari anti-eritrocitari.

Infine, è da segnalare che i donatori periodici sono sottoposti con cadenza annuale a controlli ematochimici quali: 

  • glicemia; 
  • creatininemia;
  • alanina-amino-transferasi;
  • colesterolemia totale e HDL;
  • trigliceridemia; 
  • protidemia totale;
  • ferritinemia.

Gli esami di controllo non sono una prassi banale, ma fanno parte di un impianto di sicurezza che serve a tutelare i potenziali riceventi e il donatore stesso.

Chi non può donare il sangue?

Come anticipato, non tutti possono donare il sangue. Tuttavia, è importante precisare che bisogna distinguere tra condizioni di esclusione temporanea e condizioni di esclusione permanente

Tra i motivi di esclusione permanente si segnalano:

  • tossicodipendenza;
  • alcolismo;
  • positività ai test per l’AIDS;
  • positività ai test per l’epatite B;
  • positività ai test per l’epatite C;
  • positività ai test per la sifilide;
  • presenza di una qualche malattia sessualmente trasmessa;
  • presenza di patologie cardiovascolari gravi (es: pregresso infarto del miocardio, coronaropatia), diabete mellito, neoplasie;
  • ittero ed epatite cronici;
  • abitudine alla promiscuità sessuale.

Tra i motivi di esclusione temporanea, invece, figurano:

  • sintomi influenzali (es: raffreddore, febbre, tosse);
  • realizzazione di piercing o tatuaggi negli ultimi 4 mesi;
  • rapporti sessuali a rischio negli ultimi 4 mesi;
  • gravidanza fino a 6 mesi dopo il parto;
  • cure odontoiatriche svolte in un periodo di tempo che può andare dalle 24 ore ai 7 giorni;
  • interventi chirurgici recenti;
  • viaggi in zone endemiche, ovvero dove sono diffuse particolari malattie infettive (es: la malaria nell’Africa subsahariana o la dengue in America Centrale);
  • conseguimento di una vaccinazione negli ultimi 4 mesi;
  • anemia temporanea (per esempio, dovuta a mestruazioni abbondanti);
  • ittero o epatite A negli ultimi 12 mesi;
  • esposizione per motivi familiari o lavorativi a persone affette da malattie infettive (in questo caso, prima di poter donare, bisogna attendere del tempo e sottoporsi a tutti i controlli del caso).

Da questi elenchi, si può concludere che donare il sangue non è soltanto un atto di generosità e volontariato, ma anche di responsabilità e assennatezza: la massima onestà rispetto al proprio stato di salute e ai propri comportamenti è fondamentale per rafforzare la catena di sicurezza che caratterizza l’intero iter della donazione.

Come si diventa donatori di sangue?

Il primo passo per diventare donatori di sangue è individuare il centro di raccolta più vicino. Il modo più semplice è contattare la sezione AVIS locale o le altre associazioni di volontariato presenti sul territorio (come FIDAS, FRATRES o Croce Rossa). 

Molte aziende, inoltre, promuovono attivamente la donazione organizzando giornate dedicate in collaborazione con queste associazioni: vale la pena verificare se la propria realtà lavorativa preveda già protocolli di questo tipo, che spesso facilitano l’iter burocratico e logistico per il dipendente.

In genere, il percorso che porta a diventare donatori di sangue prevede, inizialmente, un questionario relativo allo stato di salute attuale e passato, e sullo stile di vita. Ovviamente, in questa fase è richiesta la massima onestà.

Il passo successivo è il consulto medico, con un professionista del centro trasfusionale a cui ci si è rivolti. In tale circostanza, il medico analizza con l’aspirante donatore le risposte al questionario, descrive cosa prevede la donazione prima e dopo il prelievo e approfondisce tutti quegli aspetti della salute che risultano ancora dubbi.

Il passaggio conclusivo è il prelievo di un campione di sangue, su cui il laboratorio analisi del centro trasfusionale effettuerà tutti gli esami ematochimici e di sicurezza necessari a definire l’idoneità dell’aspirante donatore.

Come prepararsi alla donazione?

La sera che precede la donazione bisognerebbe optare per un cena leggera

Il giorno della procedura, al mattino, si può fare colazione, ma anche questa deve essere leggera, a base, per esempio, di frutta o spremuta, alimenti poco zuccherati, pane non condito.

Il fumo non preclude la possibilità di essere donatore tuttavia, i fumatori, dovrebbero evitare di fumare nelle ore precedenti il prelievo.

Se ogni tanto si consuma qualche bevanda alcolica è opportuno evitare questa pratica saltuaria nelle 24 ore che precedono la donazione.

Quando dura una seduta di donazione?

Una seduta di donazione di sangue dura generalmente 15-20 minuti. Se si sceglie di donare il plasma, le tempistiche si allungano fino a 45-50 minuti

Il volume di prelievo è di 450 ml nel caso del sangue e di 600/700 ml nel caso del plasma. Poiché si tratta di volumi non indifferenti, dopo la donazione è comune sentirsi stanchi, in genere fino al giorno dopo

Un rimedio che sicuramente favorisce la ripresa dalla stanchezza post-prelievo è mangiare un pasto che dia energia. Proprio per questo, non a caso, i centri trasfusionali presenti sul nostro territorio nazionale mettono a disposizione per chi dona il sangue uno spuntino.

Ogni quanto si può donare il sangue

Se una persona sta bene, non ha avuto comportamenti a rischio e non è si è sottoposta a procedura mediche o cosmetiche, può sottoporsi alla donazione secondo il seguente schema di frequenza

  • 90 giorni tra due donazioni di sangue;
  • 30 giorni tra una donazione di sangue e una di plasma;
  • 15 giorni tra due donazioni di plasma.

A occuparsi di chiamare il donatore secondo le tempistiche corrette sono i centri trasfusionali, che ovviamente registrano ogni donazione.

Donare il sangue ha dei benefici per la salute?

La donazione di sangue è vantaggiosa non solo per chi ha bisogno di sangue, ma anche per chi dona.

Innanzitutto, chi dona il sangue in maniera regolare è un individuo che periodicamente si sottopone a controlli medici del tutto gratuiti, offerti dai centri trasfusionali di raccolta. 

In secondo luogo, la ricerca scientifica sta dimostrando che la donazione regolare è associata a una riduzione del rischio cardiovascolare e a un miglioramento dello stato generale di salute

Al di là del fatto che un donatore è una persona più controllata dal punto medico (per i motivi precedentemente detti), i motivi di tale vantaggio sembrano spiegarsi con due meccanismi biologici:

  • l’incremento della fluidità del flusso sanguigno: la perdita di sangue dovuta al prelievo stimola il midollo osseo a produrre nuovi globuli rossi, un processo questo che migliora la viscosità del sangue e abbassa il rischio di coaguli sanguigni;
  • il controllo dei livelli di ferro nel sangue: quando il ferro ematico è troppo, questo minerale potrebbe avere un effetto tossico su organi fondamentali come cuore, fegato e pancreas. La donazione di sangue è un modo per tenere a bada l’innalzamento eccessivo dei livelli di ferro, con implicazioni positive sugli organi appena citati, che si esplicitano in minor rischio di infarto del miocardio, diabete, epatite, cirrosi.

Un terzo vantaggio non trascurabile è legato al fatto che essere donatore incentiva a seguire uno stile di vita sano e ad avere comportamenti non a rischio per la salute. Come detto in precedenza, del resto, la donazione è anche un atto di responsabilità.

Un ulteriore vantaggio sicuramente da menzionare è l’impatto positivo che la donazione ha a livello psicologico: sapere di essere di aiuto ad altre persone, infatti, è sicuramente appagante e aumenta l’autostima.

Infine, vale la pena segnalare come l’essere donatori permette di accedere gratuitamente ad alcune vaccinazioni annuali, come per esempio quella per l’influenza.

Domande Frequenti (FAQ)

Chi può diventare donatore di sangue?

Per donare è necessario avere tra i 18 e i 60 anni (fino a 65-70 per i donatori abituali), pesare più di 50 kg e godere di un buono stato di salute. Per iniziare, basta contattare la sezione AVIS del proprio comune o verificare se la propria azienda organizza giornate di donazione per i dipendenti. Sono richiesti anche parametri regolari di pressione arteriosa, frequenza cardiaca e valori minimi di emoglobina.

Quali sono i principali benefici per la salute di chi dona?

Il donatore usufruisce di check-up periodici e gratuiti che monitorano lo stato di salute generale. La donazione regolare riduce il rischio di malattie cardiovascolari e infarto, aiuta a controllare i livelli di ferro e può ridurre il rischio di diabete di tipo II.

In quali casi la donazione è temporaneamente sospesa?

La donazione è sospesa in presenza di sintomi influenzali, dopo aver fatto tatuaggi o piercing (per 4 mesi), durante la gravidanza o dopo interventi chirurgici e cure odontoiatriche recenti. Anche i viaggi in zone dove sono diffuse malattie infettive richiedono un periodo di attesa.

Ogni quanto tempo è possibile donare?

L’intervallo minimo tra due donazioni di sangue intero è di 90 giorni. Tra una donazione di sangue e una di plasma devono passare 30 giorni, mentre l’intervallo tra due donazioni di plasma è ridotto a soli 15 giorni.

Cosa bisogna mangiare o evitare prima di un prelievo?

La sera precedente è consigliata una cena leggera; il mattino del prelievo si può fare una colazione leggera a base di frutta o pane non condito, evitando cibi grassi o troppo zuccherati. È necessario evitare alcolici nelle 24 ore precedenti e non fumare subito prima della donazione.

La donazione dà diritto a permessi lavorativi o ricompense?

In Italia la donazione è un atto gratuito e volontario. I lavoratori dipendenti hanno però diritto per legge a una giornata di riposo retribuita per il recupero psicofisico necessario dopo il prelievo. In altri contesti esteri, alcuni centri possono offrire compensi finanziari o incentivi.