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Quali esami del sangue fare ogni anno per monitorare la salute

da | Feb 17, 2026

Gli esami del sangue sono indagini diagnostiche che permettono in modo rapido e senza particolari disagi per il paziente di verificare il proprio stato di salute

Sicuramente, non possono bastare per una diagnosi definitiva; tuttavia, le informazioni che forniscono sono estremamente preziose e possono contribuire a individuare patologie e altri disturbi nonché a monitorare l’efficacia di una terapia.

Analizziamo insieme e approfondiamo con maggiori dettagli quali sono gli esami del sangue da fare annualmente, a cosa servono, quando iniziare indicativamente una routine annuale di controlli e quando serve aumentare la frequenza delle analisi.

Perché è importante fare regolarmente gli esami del sangue?

In ambito diagnostico, il sangue può fornire molte informazioni utili relative allo stato di salute di una persona

Per capire fino in fondo l’importanza degli esami del sangue e del loro periodico svolgimento, bisogna considerare quanto segue: ci sono condizioni e patologie croniche oggi molto diffuse nella popolazione, come prediabete, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, che sono spesso asintomatiche, soprattutto agli esordi, ma che al tempo stesso sono l’apripista per patologie molto serie, su tutte le malattie cardiovascolari (es: infarto del miocardio e ictus).

Gli esami del sangue e il monitoraggio periodico, se ben combinati tra loro, possono intercettare preventivamente situazioni a rischio e favorire un intervento correttivo tempestivo, limitato allo stile di vita nei casi meno gravi o comprensivo anche di cure mediche nei casi più clinici più rilevanti.

Ma i vantaggi di controllare il sangue periodicamente non finiscono qua. 

Gli esami ematici sono test semplici per il paziente, nel senso che non comportano dolore particolare, sono veloci e hanno pressoché effetti collaterali nulli. 

Riassumendo, quindi, svolgere regolarmente gli esami del sangue consente alla persona di tenere monitorata la salute sotto il profilo di diversi parametri importanti, il tutto in modo poco invasivo, semplice e veloce.

Cosa possono mostrare gli esami del sangue?

In generale, gli esami del sangue da svolgere con cadenza annuale servono a quantificare cellule ematiche (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), proteine, vitamine, ormoni o elettroliti (che corrispondono a minerali come potassio, calcio, magnesio, sodio).

Tipicamente, l’analisi quantitativa riguarda elementi che in qualche modo fungono da indicatori di salute di organi importanti per la salute e il benessere. Per esempio, il dosaggio delle transaminasi, che sono enzimi, fornisce informazioni relativamente al fegato, un organo coinvolto in funzioni metaboliche fondamentali, nella disintossicazione del corpo, nella produzione della bile (per la digestione dei grassi), tanto per citare solo alcune delle sue funzioni.

È importante precisare che eventuali esiti anomali degli esami del sangue non possono bastare a una diagnosi conclusiva: per una corretta interpretazione dei risultati, infatti, è fondamentale il ricorso ad altre indagini, a partire dall’esame obiettivo e dall’anamnesi.

Chiaramente, all’interno di questo contesto, il medico gioca un ruolo chiave: è lui, infatti, che, sulla base di determinati risultati, stabilisce come procedere con l’iter diagnostico e quando la diagnosi è giunta a un punto conclusivo.

Gli esami del sangue, pertanto, rappresentano più correttamente un’istantanea dello stato di salute, piuttosto che un quadro completo, che va integrata con le informazioni provenienti da altri test e valutata attentamente dal medico curante alla fine delle indagini.

Quali sono gli esami del sangue da fare ogni anno?

Annualmente, i medici consigliano di svolgere diversi esami ematici, tra cui i più comuni sono i seguenti:

  • emocromo completo: misura il numero, la forma e le dimensioni di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Si tratta di un esame centrale in ogni controllo di routine e prima della chirurgia. Può contribuire alla diagnosi di infezioni, forme di anemia, tumori del sangue (es: leucemie) e problemi di coagulazione;
  • pannello lipidico: comprende la quantificazione del colesterolo totale, del colesterolo LDL (anche noto come colesterolo cattivo), del colesterolo HDL (conosciuto anche come colesterolo buono) e dei trigliceridi. È importanti ai fini della valutazione del rischio cardiovascolare individuale;
  • test della glicemia: è la misura dei livelli di glucosio nel sangue. Contribuisce alla diagnosi e al monitoraggio di patologie come diabete, prediabete o sindrome metabolica, che si caratterizzano per un rialzo anomalo della glicemia. A seconda delle finalità e di cosa esattamente il medico vuole valutare, può svolgersi a digiuno o in un qualsiasi momento della giornata;
  • emoglobina glicata (HbA1c): consiste nella misura della quantità di glucosio legata all’emoglobina dei globuli rossi e rappresenta una stima della glicemia negli ultimi 2-3 mesi. In altre parole, fornisce informazioni sui livelli glicemici dell’ultimo periodo. È un esame importante ai fini della diagnosi di diabete mellito nonché utile al monitoraggio di questa patologia cronica quando sottoposta a trattamento;
  • test di funzionalità epatica: comprendono la misura delle transaminasi ALT (Alanina transferasi – Glutammico-piruvica transaminasi) e AST/GOT (Aspartato aminotransferasi – Glutammato-ossalacetato transaminasi), della gamma-glutamil transpeptidasi (GGT), della bilirubina, dell’albumina, della fosfatasi alcalina e del tempo di protrombina. Servono a valutare salute e funzionalità del fegato, che è un organo di importanza vitale, che si occupa della digestione dei grassi, della metabolizzazione dei nutrienti, della disintossicazione da farmaci e sostanze, della sintesi delle proteine coinvolte nella coagulazione e nell’immagazzinamento di vitamine e minerali;
  • test di funzionalità renale: comprendono principalmente la misura della creatinina (creatininemia), dell’azotemia (azoto nel sangue) e dell’uricemia (acido urico nel sangue). Valori elevati di creatinina, azotemia e/o uricemia possono essere indice di una funzionalità renale ridotta o compromessa. I reni, com’è noto, sono organi vitali, a cui spetta l’importante compito di filtrare il sangue al fine di eliminare scorie, tossine e farmaci;
  • sideremia: è la misura dei livelli ematici di ferro legato alla transferrina. È molto importante per lo studio del metabolismo di questo minerale e contribuisce all’individuazione di forme di anemia, carenze o accumuli eccessivi; 
  • ferritina: è la misura del ferro accumulato nei tessuti. Diversamente dalla sideremia, che è un valore capace di variare rapidamente (anche nel corso della stessa giornata), la ferritina è un valore più stabile, che fornisce informazioni in merito ai depositi di ferro nell’organismo. Anch’essa concorre all’individuazione di forme di anemia, carenze o sovraccarichi; 
  • quantificazione degli elettroliti: si interessa principalmente a sodio, calcio, potassio e magnesio. Il corretto equilibrio di questi minerali è un importante indicatore di salute e benessere, mentre eventuali loro anomalie possono indicare malattia cardiache, patologie polmonari, disturbi epatici o renali, o diabete;
  • omocisteina: è un aminoacido presente in piccolissime quantità nell’organismo umano, che proviene dal metabolismo della metionina, un aminoacido essenziale introdotto tramite l’alimentazione. La sua quantificazione contribuisce a valutare il rischio cardiovascolare e a individuare eventuali carenze vitaminiche, in particolare di B12, B6 e acido folico (queste vitamine si occupano di trasformare l’omocisteina, mantenendo bassi i livelli ematici della stessa);
  • test di funzionalità tiroidea: comprendono la misura del TSH (l’ormone stimolante la tiroide) e degli ormoni tiroidei attivi T3 (triiodotironina libera) e T4 (tiroxina libera). Serve a valutare la funzionalità della tiroide, un organo coinvolto nella regolazione del metabolismo, del ritmo cardiaco, della temperatura corporea. I test di funzionalità tiroidea possono favorire la scoperta di forme di ipotiroidismo o ipertiroidismo, che, chiaramente, poi vanno approfondite per risalire alle cause precise;  
  • VES (velocità di eritrosedimentazione): è la misura della velocità con cui i globuli rossi sedimentano sul fondo della provetta. Si tratta di un indicatore aspecifico di processi infiammatori o di infezioni in corso (dove “aspecifico” significa che fornisce alcuna indicazione rispetto a sede e cause). Un valore anomalo (troppo alto) può contribuire alla diagnosi di malattie autoimmuni, tumori, infezioni o infiammazioni;
  • test della PCR (proteina-C-reattiva): la PCR è una proteina prodotta dal fegato, i cui livelli aumentano rapidamente nel sangue quando è in corso un’infiammazione. Si tratta di un indicatore aspecifico, che può contribuire alla diagnosi di infezioni, malattie infiammatorie croniche (es: artrite reumatoide), disturbi cardiovascolari.

Quando cominciare a controllarsi annualmente?

Prima di rispondere a questa domanda, è doverosa una premessa: l’età di inizio dei controlli dipende dallo stato di salute dell’individuo.

Un adulto apparentemente sano e senza sintomi dovrebbe cominciare la routine annuale degli esami del sangue indicativamente dopo i 40 anni.

In simili condizioni, infatti, è a partire da questa età che, in genere, gli effetti dell’invecchiamento e dello stile di vita, specialmente quando non è all’insegna della salute, cominciano a farsi sentire in modo significativo sulla salute generale.

Le cose cambiano in modo abbastanza radicale invece nel caso di persone con sintomi o con problematiche di salute croniche: in tali frangenti, i controlli andrebbero iniziati prima e, come si vedrà successivamente, ripetuti con maggiore frequenza.

Consultando il medico di base, è possibile sapere, anche anche sulla base della storia clinica individuale, qual è l’età più adatta per iniziare un percorso di controllo periodico.

Quando servono esami più ravvicinati?

In linea generale, gli esami del sangue andrebbero ripetuti con un ritmo più serrato (ogni 6 mesi e anche più frequentemente) a seguito di risultati anomali o in presenza di patologie croniche da monitorare, storia familiare di determinate malattie e/o fattori di rischio.

In caso di risultati anomali, il ricorso a esami più ravvicinati aiuta a confermare o smentire l’esito precedente. Se la ripetizione dei test rappresenta conferma, il medico provvederà ad approfondire le condizioni del paziente e, se necessario, inizierà un percorso di cura su misura.

Nei pazienti con patologie croniche da monitorare, la maggiore frequenza degli esami serve non solo a intercettare tempestivamente eventuali peggioramenti, ma anche a constatare l’efficacia dei trattamenti in corso, sia quelli di natura farmacologica che quelli di tipo comportamentale.

Infine, nei soggetti con una storia familiare di patologie che comportano un’alterazione degli indicatori ematici e in quelli considerati a rischio (per via, per esempio, di determinati comportamenti), un controllo più assiduo è un modo per tenersi maggiormente controllati e per diagnosticare tempestivamente eventuali anomalie.

Il Pacchetto Prevenzione del Fondo FASIE

Investire nella prevenzione attraverso controlli periodici è una scelta fondamentale per individuare precocemente eventuali alterazioni della salute e intervenire tempestivamente con cure mirate.

In quest’ottica, il Fondo FASIE in collaborazione con SiSalute, mette a disposizione dei suoi iscritti un pacchetto gratuito di analisi ematochimiche preventive, utile a monitorare i principali parametri vitali e intercettare condizioni spesso asintomatiche prima che evolvano in patologie serie

Si ricorda che: 

  • il pacchetto è fruibile una sola volta all’anno – dal 15 febbraio al 15 novembre 2026 – e se previsto dall’Opzione sanitaria scelta dall’iscritto al Fondo;
  • il pacchetto non è accessibile alle persone iscritte con l’Opzione sanitaria Vetro/Lampade. 

La prenotazione può essere effettuata a partire dal 15 febbraio 2026 accedendo alla propria Area Riservata o contattando la Centrale Operativa al numero 051 3542 002.

Domande Frequenti (FAQ)

Perché è importante fare regolarmente gli esami del sangue? 

Gli esami regolari permettono di monitorare lo stato di salute e intercettare preventivamente condizioni spesso asintomatiche come diabete o ipertensione. Aiutano a intervenire tempestivamente sullo stile di vita o con cure mediche, riducendo il rischio di patologie serie come quelle cardiovascolari.

Cosa possono mostrare i risultati delle analisi? 

Forniscono un’istantanea della salute quantificando cellule ematiche, proteine, ormoni ed elettroliti che fungono da indicatori per organi vitali come fegato e reni. Possono evidenziare infiammazioni, infezioni, carenze vitaminiche o rischi legati al metabolismo.

A che età è consigliabile iniziare i controlli annuali? 

Per un adulto sano, la routine annuale dovrebbe iniziare indicativamente dopo i 40 anni, quando l’invecchiamento e lo stile di vita incidono maggiormente sulla salute. In presenza di sintomi, familiarità o patologie croniche, i controlli vanno invece iniziati molto prima.

Con quale frequenza vanno ripetuti gli esami? 

I soggetti sani possono farli ogni 1-2 anni, ma in caso di risultati anomali, malattie croniche o terapie farmacologiche, la frequenza può aumentare a ogni 3-6 mesi. Il medico stabilisce il ritmo ideale in base alla storia clinica individuale.

Quali sono i test più comuni inclusi in un controllo di routine? 

I principali sono l’emocromo completo, il pannello lipidico (colesterolo e trigliceridi), la glicemia e i test di funzionalità epatica e renale. Spesso si monitorano anche i livelli di ferro (sideremia e ferritina), gli elettroliti e la funzionalità tiroidea.

Un risultato anomalo indica necessariamente una diagnosi definitiva? 

No, gli esami sono un’istantanea che il medico deve integrare con l’esame obiettivo e l’anamnesi per una diagnosi conclusiva. Un valore alterato potrebbe non indicare una condizione seria e richiede spesso ulteriori indagini per essere confermato.