Il tumore del collo dell’utero è una neoplasia che, nella maggior parte dei casi, è correlata alle infezioni da HPV, una malattia infettiva a trasmissione sessuale.
Secondo quanto riporta l’AIRC, oggi, a livello globale, il tumore del collo dell’utero si colloca al quarto posto tra le neoplasie più diffuse nella popolazione femminile, ma un tempo era il più diffuso. Le chiavi di questo cambiamento senza dubbio positivo sono state due: le campagne di screening oncologico estese a tutte le donne a rischio e quelle di vaccinazione.
Attualmente, in Italia, ogni anno, si registrano 2.500 nuovi casi di tumore del collo dell’utero, numero che corrisponde all’1,3% di tutti i tumori diagnosticati nelle donne. Sempre l’AIRC ricorda che, per il momento, il tasso di mortalità a 5 anni dalla diagnosi è del 68%, ma anche che questi dati sono destinati a cambiare in meglio grazie allo screening e alla prevenzione.
Analizziamo insieme e approfondiamo con maggiori dettagli cos’è il tumore del collo dell’utero, quali sono le cause e i sintomi, come si diagnostica e come si svolge lo screening, le terapie e, infine, la prevenzione.
Indice
- Cos’è il tumore del collo dell’utero?
- Quali sono le cause del tumore della cervice uterina?
- Quali sono i sintomi del tumore al collo dell’utero?
- Come si fa la diagnosi del tumore al collo dell’utero?
- In cosa consiste lo screening e perché è importante
- Come si cura il tumore al collo dell’utero?
- Come prevenire il tumore al collo dell’utero?
- Domande Frequenti (FAQ)
Cos’è il tumore del collo dell’utero?
Anche noto come tumore della cervice uterina, il tumore del collo dell’utero è la neoplasia che scaturisce dalla proliferazione incontrollata di una delle cellule appartenenti ai tessuti del collo dell’utero (o cervice uterina).
Il collo dell’utero è la porzione inferiore dell’utero, l’organo dell’apparato genitale femminile deputato a ospitare il feto e che i manuali di anatomia descrivono come una sorta di pera rovesciata.
Il tumore della cervice uterina è noto per essere una neoplasia che, nella sua fase precancerosa, si caratterizza per una lenta evoluzione, mentre diviene abbastanza aggressiva una volta diventata una forma tumorale vera e propria.
Tipi di tumore
Il tumore del collo dell’utero può essere principalmente di due tipologie: un carcinoma a cellule squamose o un adenocarcinoma.
La variante carcinoma caratterizza tra l’80 e il 90% dei casi di tumore della cervice uterina, mentre la variante adenocarcinoma contraddistingue tra il 10 e il 15% dei casi.
Quali sono le cause del tumore della cervice uterina?
Per il tumore al collo dell’utero – a differenza di molte altre neoplasie per le quali è difficile individuare cosa inneschi queste mutazioni – una causa definita e responsabile della maggior parte dei casi è stata ampiamente riconosciuta e individuata nel papilloma virus umano (HPV): un virus responsabile di un’infezione che può essere ascritta alla categoria delle infezioni sessualmente trasmesse.
Il papilloma virus umano si trasmette principalmente tramite il contatto pelle-a-pelle o attraverso quello con le mucose durante i rapporti sessuali (vaginale, anale e orale), anche senza eiaculazione.
È molto importante precisare che esistono oltre 100 ceppi differenti di HPV e che solo a una dozzina circa di questi la comunità medica ha riconosciuto un potere cancerogeno. Questo significa, in termini più semplici, che sono una piccola parte dei ceppi di HPV esistenti può effettivamente causare il tumore al collo dell’utero; gli altri causano infezioni transitorie benigne.
Un’altra importante precisazione, poi, riguarda la risposta individuale alle infezioni da HPV. Poiché HPV è un agente altamente diffuso, tantissime persone sono esposte a esso nel corso della loro vita, ma nella maggior parte dei casi il loro sistema immunitario contrasta l’infezione senza conseguenze.
Il problema nasce quando le difese immunitarie rispondono in maniera non efficace e concedono al virus con proprietà cancerogene (se è questo il ceppo infettante) di alterare i meccanismi di crescita e replicazione delle cellule della cervice uterina.
Fattori di rischio
Le infezioni da HPV sono senza dubbio il fattore di rischio principale, ma non il solo.
Gli esperti riportano che favoriscono l’insorgenza del tumore al collo dell’utero condizioni e comportamenti quali:
- saltare lo screening oncologico: è una strategia efficace per tenersi controllate e individuare in anticipo lesioni precancerose, che possono verosimilmente diventare tumori veri e propri;
- avere molti partner sessuali: significa aumentare le possibilità di esposizione al papilloma virus umano. È importante ricordare che l’uso del preservativo riduce il rischio di contrarre HPV, ma non lo elimina totalmente: il profilattico, infatti, copre solo una parte dell’area genitale, ragion per alcune zone potenzialmente a rischio trasmissione rimangono libere di contagiare in caso di contatto pelle-a-pelle;
- fumare: le donne fumatrici si ammalano di più di cancro della cervice rispetto a quelle che non fumano;
- immunodepressione: chi possiede un sistema immunitario debole risponde alle infezione da HPV in modo meno efficace, ragion per cui è più a rischio di tumore cervicale;
- mancato conseguimento del vaccino anti HPV: la vaccinazione previene oltre il 90% dei tumori associati alle infezioni da HPV.
Infine, rientrano nell’elenco dei fattori di rischio anche la familiarità e l’uso di un farmaco, il dietilstilbestrolo, largamente impiego tra gli anni ‘40 e ‘70 per prevenire gli aborti spotanei, ma poi ritirato a causa di gravi effetti collaterali (compreso l’aumentato rischio per il tumore al collo dell’utero).
Quali sono i sintomi del tumore al collo dell’utero?
Quando è ai suoi esordi, il tumore al collo dell’utero tende a essere asintomatico o comunque a non provocare sintomi particolarmente sospetti. Questo complica la diagnosi precoce in una fase in cui la malattia sarebbe curabile con maggiore successo.
Nelle prime fasi, i sintomi possibili sono:
- perdite vaginali acquose o sanguinolente, che possono essere anche abbondanti e maleodoranti;
- sanguinamento vaginale insolito, dopo i rapporti sessuali, nel periodo tra due mestruazioni o dopo la menopausa;
- dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia).
In un fase più avanzata, quando la neoplasia è diffusa anche i tessuti e/o organi circostanti, il quadro sintomatologico può includere anche:
- diarrea e dolore e/o sanguinamento dal retto durante l’evacuazione;
- stanchezza;
- perdita di peso e di appetito;
- sensazione di malessere generale;
- mal di schiena sordo;
- gonfiore alle gambe (dovuto all’ostruzione prodotta dalle cellule tumorali a livello dei vasi linfatici, con conseguente linfedema);
- dolore pelvico/addominale.
Segni da non trascurare mai quando si parla di ginecologia e tumori dell’apparato genitale femminale sono, senza dubbio, il sanguinamento anomalo (es: tra due mestruazioni, dopo la menopausa) e le perdite vaginali insolite.
Complicanze
Se non individuato e trattato per tempo, il tumore del collo dell’utero può sfociare in complicanze dall’esito fatale per la paziente. In particolare, ciò accade quando la neoplasia diffonde le proprie cellule tumorali (metastasi) in altri organi o tessuti, vicini o distanti (in questi casi, si parla anche di tumore metastatico).
Possibili manifestazioni di complicanze collegate ai tumori cervicali sono:
- dolore diffuso: è tipico dei tumori che hanno diffuso metastasi altrove;
- alterazioni della funzionalità vescicale (es: difficoltà a urinare) o intestinale (es: stitichezza): accade quando il tumore ha raggiunto vescica o intestino;
- danni renali: si verificano in presenza di neoplasia a uno stadio avanzato. Possono dipendere da metastasi giunte fino ai reni oppure dall’ostruzione a carico degli ureteri prodotta dal tumore in espansione;
- formazione anomala di trombi e coaguli di sangue: il tumore altera la normale coagulazione, favorendo questo processo;
- sanguinamento anomalo dalla vagina o dal retto.
I tumori in fase avanzata che hanno richiesto un intervento medico invasivo (con rimozione dell’utero e delle ovaie, per esempio) possono compromettere in modo definitivo la capacità di avere figli e la fertilità.
In quanto tempo una lesione precancerosa diviene tumore?
Molto spesso, il tumore del collo dell’utero inizia come una lesione precancerosa, che non è esattamente una neoplasia ma potrebbe diventarlo se non rimossa per tempo. Note con le sigle CIN (neoplasia cervicale intraepiteliale) o SIL (lesione intraepiteliale squamosa), le lesioni precancerose, fortunatamente, sono lente nel diventare tumori veri e propri: impiegano, infatti, dai 3 ai 7 anni, un lasso temporale che, grazie ai programmi di screening attuali, permette la loro diagnosi tempestiva (ed è anche per questo che si invitano le donne della fascia di età interessata ad aderire ai controlli periodici).
Come si fa la diagnosi del tumore al collo dell’utero?
In genere, la diagnosi di un tumore del collo dell’utero comincia da un Pap test o un HPV DNA test dall’esito anomalo. Queste indagini corrispondono ai test di screening rivolti alla popolazione femminile di età compresa tra i 25 e i 64 anni.
Dopodiché, a questi esami segue tipicamente la colposcopia, una procedura diagnostica che prevede l’impiego di una sorta di grande microscopio allo scopo di osservare se ci sono effettivamente cellule della cervice con caratteristiche alterate.
Se la colposcopia rileva effettivamente qualcosa di sospetto, il passo successivo è la biopsia, ovvero il prelievo di un campione di tessuto cervicale anomalo e la sua osservazione in laboratorio.
La biopsia è l’esame dirimente in ottica diagnostica, in quanto è l’indagine che permette di stabilire se l’alterazione è veramente di natura cancerosa nonché il tipo e lo stadio di avanzamento della neoplasia.
Una volta individuato un tumore, è importante approfondire ogni sua caratteristica, al fine di pianificare la terapia più adeguata al caso.
Altri esami di approfondimento
Se la biopsia conferma la presenza del tumore, è prassi sottoporre la paziente a ulteriori accertamenti, quali:
- esami per la funzionalità epatica e renale;
- TAC;
- radiografia di vescica, retto, intestino e polmoni;
- risonanza magnetica;
- PET.
Questi controlli servono sostanzialmente ad analizzare se il tumore si è esteso o ha disseminato metastasi verso altri organi e se ne ha compromesso le funzionalità. Sono esami importanti al fine di inquadrare correttamente la paziente e la gravità della malattia.
In cosa consiste lo screening e perché è importante
Lo screening oncologico per il tumore al collo dell’utero è un iter di esami efficace (tra i più importanti in ambito oncologico), che permette di individuare precocemente lesioni a livello cervicale che potrebbero diventare tumori veri e propri. A livello pratico, questo vuol dire rintracciare una potenziale forma precancerosa prima che diventi una neoplasia a tutti gli effetti, pericolosa per la paziente.
Bisogna precisare fin da subito che lo screening oncologico non è sensibile al massimo grado e che, a volte, alcune lesioni anomale individuate possono rivelarsi un nulla di fatto.
A ogni modo, le moderne metodiche di screening e i protocolli attuali sono studiati per massimizzare l’efficacia dell’intero percorso di indagini.
In Italia, oggi, lo screening per il tumore al collo dell’utero è rivolto a tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, che corrisponde alla fascia di popolazione femminile più a rischio per lo sviluppo della neoplasia.
Esso si basa su due possibili esami:
- Pap test: è un esame citologico, che comporta la raccolta di un piccolo campione di cellule cervicale e la sua successiva analisi microscopica in laboratorio;
- HPV DNA test: è un esame molecolare che ricerca tracce di materiale genetico appartenenti al papilloma virus umano, la principale causa dei tumori cervicali, in un campione di cellule della cervice opportunamente raccolto.
Le indicazioni del protocollo sono le seguenti:
- per le donne tra i 25 e i 29 anni, Pap test ogni 3 anni: in caso di esito positivo (ovvero il test rileva una lesione anomala), si procede con la colposcopia ed eventualmente con la biopsia;
- per le donne tra i 30 e i 64 anni, HPV DNA test ogni 5 anni: in caso di esito positivo, si procede con il Pap test e, qualora anche questo risulti positivo, con la colposcopia e l’eventuale biopsia.
L’approccio cambia al compimento del 30esimo anni per motivi legati alla sensibilità dei test (il Pap test è meno sensibile) e al fatto che, nelle donne più giovani, le infezioni da HPV hanno più spesso effetti transitori (e non tumorali). I medici, pertanto, prima dei 30, preferiscono ricorrere a un esame meno sensibile, che riduce il rischio di sovradiagnosi e paure ingiustificate.
L’introduzione su scala nazionale dello screening per il tumore al collo dell’utero ha rappresentato una svolta per quanto riguarda l’incidenza di questo tumore. A confermarlo sono i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità relativamente al periodo 1980-2012 (anni fondamentali per l’introduzione dello screening a livello nazionale), da cui emerge che:
- il tasso di incidenza per 100.000 donne è passato da 14, nel 1980, a 6 nel 2002, e a 4, nel 2012: in sostanza, si è più che dimezzato;
- la mortalità per 100.000 donne è passata da 6, nel 1980, a 2, nel 2012.
Inizialmente, lo screening su scala nazionale ha avuto un impatto altamente significativo su incidenza e mortalità; in una seconda fase, a riprova della sua efficacia, il miglioramento è andato scemando.
Come si cura il tumore al collo dell’utero?
Il trattamento del tumore al collo dell’utero varia in funzione di fattori come stadio della neoplasia, età, stato di salute generale della paziente e volontà della paziente, in futuro, di avere figli.
Tra le terapie disponibili figurano chirurgia, radioterapia, chemioterapia, terapia mirata e immunoterapia.
Il ricorso a una terapia non esclude le altre, nel senso che, spesso, i medici combinano più trattamenti per un risultato migliore.
Come accade tipicamente in caso di tumore, più la diagnosi è tempestiva (e il tumore in fase iniziale) e più è efficace il trattamento, con conseguenze chiaramente positive sulla prognosi.
Di seguito, analizziamo velocemente i possibili trattamenti.
Chirurgia
Esistono diversi tipi di intervento chirurgico. Per i tumori più piccoli, la chirurgia può limitarsi alla rimozione della sola massa neoplastica, risultando pertanto anche meno invasiva. Per i tumori più grandi, invece, potrebbe includere la rimozione di parti di organi od organi interi, a seconda di dove la neoplasia si è estesa.
Le opzioni chirurgiche includono:
- chirurgia laser: corrisponde alla distruzione delle cellule tumorali mediante un raggio laser;
- criochirurgia: consiste nella distruzione delle cellule tumorali attraverso il congelamento;
- isterectomia: è la rimozione parziale o totale dell’utero. A volte può combinarsi all’ovariectomia, ovvero la rimozione delle ovaie;
- trachelectomia: è l’intervento che prevede la rimozione della cervice e della parte superiore della vagina;
- eviscerazione pelvica: corrisponde all’isterectomia combinata, a seconda di dove si è esteso il tumore, alla rimozione di vescica, retto, parte del colon e/o vagina.
La chirurgia potrebbe seguire o anticipare la radioterapia o la chemioterapia.
Radioterapia
La radioterapia prevede l’esposizione del tumore a un fascio di radiazioni ionizzanti, capaci di uccidere le cellule tumorali.
Per i tumori della cervice uterina, è possibile ricorrere sia alla radioterapia classica, a fasci esterni (c’è una sorgente esterna al corpo che emette le radiazioni), sia alla radioterapia interna (brachiterapia), che prevede la collocazione in prossimità del tumore di una sorgente di radiazioni.
Chemioterapia
La chemioterapia corrisponde alla somministrazione per via endovenosa od orale di farmaci (i cosiddetti chemioterapici) in grado di colpire e distruggere le cellule dall’alto capacità proliferativa, come quelle tumorali.
La chemioterapia si svolge in cicli, la cui durata dipende dal farmaco impiegato e dalla sede precisa della neoplasia. È possibile che trovino impiego anche più farmaci nello stesso momento.
Terapia mirata
La terapia mirata è un trattamento farmacologico, che punta a distruggere proteine tipicamente impiegate dalle cellule tumorali per crescere e diffondersi.
La terapia mirata si basa su una conoscenza avanzata dei meccanismi molecolari del tumore.
Immunoterapia
L’immunoterapia sfrutta farmaci capaci di stimolare il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali e distruggerle.
Come prevenire il tumore al collo dell’utero?
Esistono diverse strategie efficaci per prevenire il tumore al collo dell’utero.
In particolare, si segnalano:
- vaccinazione: per ottenere i benefici massimi da questa importante risorsa, è fondamentale conseguirla in giovane età, tra gli 11-12 anni, prima dei primi rapporti sessuali, come suggerito dalle linee guida nazionali. Offerta gratuitamente, la vaccinazione anti HPV dovrebbe riguardare non solo le ragazze, ma anche i ragazzi. Nulla vieta di eseguire il vaccino anche in età più avanzata, ma con molta probabilità i benefici saranno inferiori, poiché la persona, al momento della vaccinazione, è già stata esposta a ceppi di HPV in seguito ai rapporti sessuali passati;
- limitare il numero di partner sessuali e usare sempre il preservativo: questi due comportamenti limitano l’esposizione al papilloma virus umano. Si ricorda che il preservativo non elimina completamente il rischio di contrarre il virus, ragion per cui non può sostituirsi al vaccino;
- sottoporsi regolarmente ai test di screening: seguire il protocollo di screening secondo le linee guida nazionale aiuta a individuare tempestivamente e in modo efficace lesioni potenzialmente in grado di diventare tumori veri e propri;
- non fumare: il fumo favorisce lo sviluppo dei tumori cervicali.
Per la massima adesione alla vaccinazione e alle campagne di screening, il Servizio Sanitario Nazionale invia direttamente a casa l’invito nei periodi previsti; in questo, i diretti interessati sono agevolati e dovranno occuparsi esclusivamente di contattare i centri di prenotazione dedicati.
Domande Frequenti (FAQ)
Il tumore del collo dell’utero (o della cervice) è una neoplasia che deriva dalla proliferazione incontrollata di cellule nei tessuti della porzione inferiore dell’utero. Si sviluppa generalmente in modo molto lento a partire da lesioni precancerose, ma può diventare aggressivo una volta che si è formata la massa tumorale vera e propria.
Quasi tutti i casi sono causati dall’infezione da Papilloma Virus Umano (HPV), una malattia a trasmissione sessuale estremamente diffusa. Sebbene esistano oltre 100 ceppi del virus, solo una dozzina è considerata oncogena e in grado di trasformare le cellule sane in cellule tumorali.
Nelle fasi iniziali il tumore è spesso asintomatico. Con il progredire della malattia, possono comparire sanguinamenti vaginali anomali (dopo i rapporti, tra le mestruazioni o dopo la menopausa), perdite vaginali insolite o maleodoranti e dolore durante i rapporti sessuali.
Lo screening nazionale gratuito è rivolto alle donne tra i 25 e i 64 anni. Prevede il Pap test ogni tre anni per le donne dai 25 ai 29 anni e l’HPV DNA test ogni cinque anni per la fascia 30-64 anni, poiché quest’ultimo è più sensibile nell’identificare il materiale genetico del virus.
Sì, è ampiamente prevenibile tramite la vaccinazione anti-HPV, offerta gratuitamente a ragazze e ragazzi a partire dagli 11 anni. Altre strategie fondamentali includono l’uso del preservativo (che riduce ma non elimina il rischio), la limitazione del numero di partner sessuali e l’astensione dal fumo di tabacco.
Se diagnosticato precocemente, il tumore è altamente curabile. Le terapie dipendono dallo stadio della malattia e includono la chirurgia (dalla rimozione della sola lesione all’isterectomia), la radioterapia, la chemioterapia, la terapia mirata e l’immunoterapia.

