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Il tumore alla prostata: cura, prevenzione e diagnosi precoce

da | Mar 27, 2025

Il tumore alla prostata è la neoplasia più diffusa nella popolazione maschile; fortunatamente, però, è raro che sia particolarmente aggressivo e abbia esito infausto.

Vediamo insieme cos’è esattamente il tumore alla prostata, quali sono le cause, come si manifesta, se esiste un test di screening efficace e come si può prevenire.

Cos’è il tumore alla prostata?

Il tumore alla prostata è una formazione di cellule che crescono in modo incontrollato, originatasi all’interno di una ghiandola chiamata appunto prostata.

La prostata è presente solo nell’uomo (pertanto, il tumore allo prostata è una neoplasia prettamente maschile), posizionata di fronte al retto, a stretto contatto con le vie urinarie, e deputata alla produzione di una componente del liquido seminale. 

Normalità vuole che la prostata abbia le dimensioni di una noce; con l’avanzare dell’età, però, tende a ingrossarsi (iperplasia benigna della prostata), finendo, talvolta, per causare disturbi urinari.

Il tumore della prostata non va confuso con l’ingrossamento benigno della prostata; mentre quest’ultima condizione è appunto benigna e non ha potere infiltrante, il tumore della prostata è una neoplasia dal carattere maligno, dovuta a un processo di cancerogenesi che coinvolge le cellule prostatiche. 

Quali sono le cause del tumore alla prostata?

Gli esperti non hanno individuato la precisa causa del processo di cancerogenesi che sfocia nel tumore alla prostata. Hanno scoperto, però, che diversi fattori possono aumentare il rischio di sviluppare questa neoplasia.

Tra i fattori di rischio per il tumore della prostata, figurano:

  • età avanzata: la possibilità di ammalarsi inizia a divenire più concreta dopo i 50 anni. Si pensi che, dopo i 65 anni, 2 tumori su 3 diagnosticati nella popolazione maschile sono tumori della prostata;
  • familiarità: chi ha un parente di sangue affetto dalla neoplasia ha il doppio di probabilità di sviluppare lo stesso tumore. Ciò spiega perché gli esperti consigliano agli uomini, con una storia familiare di cancro della prostata, di sottoporsi a controlli regolari, comprensivi di esplorazione rettale digitale e test del PSA;
  • presenza di mutazioni in geni come BRCA1 o BRCA2: si tratta di geni la cui mutazione è correlata a un rischio maggiore per svariati tumori, non solo quello della prostata, ma anche le neoplasie del seno o dell’ovaio e la sindrome di Lynch;
  • alimentazione ricca di grassi saturi (fritti, insaccati,ecc.) e caratterizzata da elevato consumo di carni rosse e latticini;
  • sedentarietà e obesità;
  • fumo ed esposizione a sostanze chimiche, quali cadmio, fertilizzanti o coloranti;
  • alti livelli di androgeni nel sangue;
  • prostatite cronica o ricorrente: l’infiammazione (prostatite) cronica/ricorrente della prostata causa un danno alla prostata tale da favorire lo sviluppo di cellule tumorali. Sebbene non ne abbiano la certezza, gli esperti imputano a virus, batteri e all’esposizione ad alcune sostanze tossiche introdotte dall’esterno di avere un ruolo determinante nello sviluppo di infiammazioni croniche/ricorrenti a carico della prostata.

La prostata è costituita da tanti tipi diversi di cellule, ognuna delle quali può potenzialmente convertirsi in una cellula tumorale caratterizzata da crescita incontrollata.

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il tumore alla prostata origina da una cellula con proprietà secretorie (o ghiandolari), risultando così un adenocarcinoma, termine che identifica le neoplasie formatesi dalla crescita incontrollata di una cellule epiteliale con proprietà secretorie.

Oltre agli adenocarcinomi, altri possibili tipi di tumore della prostata sono i sarcomi, i tumori a piccole cellule e i carcinomi a cellule di transizione.

Quali sono i sintomi del tumore alla prostata?

In genere, nelle sue fasi iniziali, il tumore alla prostata è asintomatico. Non a caso, una diagnosi in questo momento della malattia è molto spesso casuale, frutto di un controllo svolto per altre ragioni. 

I primi disturbi cominciano a manifestarsi quando la massa tumorale cresce e crea disturbo alle vie urinari, determinando sintomi quali:

  • difficoltà a urinare (in particolare a iniziare) o bisogno di urinare spesso;
  • dolore quando si urina;
  • sangue nelle urine o nella sperma;
  • sensazione di non riuscire a urinare in modo completo.

È importante sottolineare che i sintomi sopra riportati sono poco specifici: caratterizzano, infatti, tante altre patologie diverse dal tumore della prostata. Un esempio di queste è una condizione benigna molto diffusa, sempre a carico della prostata, nota come iperplasia prostatica benigna, ovvero l’ingrossamento della prostata.

Quanto è diffuso il tumore alla prostata?

Il tumore alla prostata è il tumore più diffuso nella popolazione maschile: in tutto il mondo, infatti, rappresenta il 18,5% di tutte le neoplasie che colpiscono gli uomini (fonte AIRC).

Nel 2020, in Italia, ha fatto registrare 36.074 nuovi casi nell’arco dei 12 mesi.

Nonostante la notevole incidenza, il tumore alla prostata presenta un basso rischio di esito infausto: si pensi che, rispetto al 2015, nel 2020, c’è stata una riduzione del tasso di mortalità pari a -15,6%; inoltre, le stime attuale dicono che, a 5 anni dalla diagnosi, il 92% dei pazienti è ancora in vita.

Nell’ultimo decennio, l’incidenza annuale del tumore alla prostata risulta in crescita; questo dato, tuttavia, va contestualizzata all’interno di quadro dove le tecniche di diagnosi precoce e le campagne di prevenzione secondaria sono migliorate. 

Come si diagnostica il tumore alla prostata?

La diagnosi comincia tipicamente dall’anamnesi: lo studio critico dei sintomi, combinato a un’indagine relativa all’età, alla storia familiare e allo stato di salute generale, permette di inquadrare clinicamente il paziente.

All’anamnesi seguono l’esame obiettivo, integrato dall’esplorazione rettale digitale, il test del PSA su un campione di sangue e i test di diagnostica per immagini (risonanza magnetica parametrica ed ecografia).

Infine, se dalle indagini precedenti emerge la concreta possibilità che sia presente un tumore alla prostata, il percorso diagnostico termina con la biopsia prostatica e, qualora quest’ultima sia positiva per il cancro, con esami quali TAC, risonanza magnetica e scintigrafia.

Esplorazione rettale digitale

L’esplorazione rettale digitale è un test clinico, indolore e semplice, che permette di verificare, al tatto, la presenza di anomalie, come noduli, escrescenze, ecc. a livello di ano, intestino retto e prostata. Potrebbe aiutare a rilevare masse anomale a livello prostatico, ma attenzione: non permette di stabilire di cosa effettivamente si tratta, se di un tumore o altro

Test del PSA

Il test del PSA è un esame che misura i livelli nel sangue di una proteina sintetizzata dalle cellule della prostata e nota come antigene prostatico specifico. Il senso di questo test è che il PSA è un marcatore dello stato di salute della prostata: quantità elevate, infatti, sono indicative di un problema all’organo, che può essere benigno (come l’iperplasia prostatica benigna) o maligno (come un tumore). Poiché il test del PSA non fornisce alcuna informazione specifica sulla patologia prostatica presente, i risultati dell’esame vanno valutati attentamente in funzione dell’età e della storia clinica del paziente, della familiarità e dell’esposizione a eventuali fattori di rischio.

Risonanza magnetica parametrica ed ecografia transrettale

Questi esami strumentali forniscono al medico immagini relative alla prostata, mostrando la sede e l’aspetto di eventuali anomalie. Quanto emerge è molto importante, perché aiuta lo specialista a stabilire se serva o meno procedere con una biopsia prostatica, l’unico esame veramente in grado di confermare la presenza o meno del tumore.

Biopsia prostatica

Effettuata in anestesia locale in regime di day-hospital, la biopsia prostatica prevede, grazie al supporto dell’ecografia transrettale o della risonanza magnetica parametrica, il prelievo dalla sospetta massa tumorale di un campione di tessuto e la sua analisi istologica in laboratorio.

La biopsia consente di stabilire se si tratta o meno di tumore e, qualora lo sia, di definire importanti parametri di una neoplasia solida: il grado e lo stadio.

In breve, il grado è un indicatore di quanto le cellule tumorali differiscano dalle equivalenti sane; maggiore è questa differenza e più grave è il tumore.

Sempre in breve, lo stadio è un indicatore di quanto la massa tumorale sia grande e diffusa nell’organismo; maggiore è lo stadio e più è grande e/o diffusa a tessuti vicini e lontani la neoplasia.

TAC, risonanza magnetica e scintigrafia

Attuati in caso di positività al tumore dopo l’esame bioptico, questi test contribuiscono a stabilire la gravità della neoplasia e se c’è stata diffusione di metastasi in altri organi o tessuti

Come si cura il tumore alla prostata?

Esistono diverse approcci terapeutici alla malattia, ognuno con i benefici e i suoi effetti collaterali.

La scelta del piano terapeutico spetta allo specialista, il quale, nel definirlo, tiene conto delle caratteristiche del tumore (sede precisa, grado, stadio, ecc.) e di quelle del paziente (età, stato di salute generale, aspettative di vita, ecc.).

Ecco, di seguito, tre situazioni che descrivono al meglio i possibili approcci terapetuici al tumore della prostata:

  1. Paziente anziano o con gravi patologie. In tali circostanze, il medico potrebbe optare per la cosiddetta vigile attesa (dall’inglese watchful waiting), che, a livello pratico, vuol dire non attuare alcuna terapia fino alla comparsa dei sintomi.
  2. Malattia a basso rischio e paziente sostanzialmente in salute. In tali situazioni, il medico potrebbe scegliere per la cosiddetta sorveglianza attiva, che, a livello pratico, consiste nel sottoporre il paziente a regolari controlli comprensivi di esplorazione rettale digitale e test del PSA, in modo da identificare per tempo eventuali cambiamenti a carico del tumore.
  3. Tumore clinicamente significativo. In questi frangenti, il medico sceglie generalmente di ricorrere a una terapia specifica, che può comprendere, a seconda dei casi, la chirurgia, la radioterapia esterna, la brachiterapia, la terapia ormonale, la chemioterapia combinata all’ormonoterapia e/o la terapia radiometabolica.  

Ovviamente sarà il medico a indicare il piano terapeutico e l’approccio da seguire.

Come prevenire il tumore alla prostata?

Non esiste una prevenzione primaria specifica per il tumore alla prostata, dove per prevenzione primaria specifica si intende quel comportamento o quell’insieme di comportamenti capaci sicuramente di prevenire a monte l’insorgenza di una data malattia.

Tuttavia, gli esperti tengono a precisare come l’adozione di uno stile di vita all’insegna della salute possa ridurre il rischio di tumore prostatico; nello specifico, ecco cosa invitano a fare con cadenza quotidiana:

  • consumare frutta e verdura;
  • preferire i cereali integrali (es: pasta integrale) a quelli raffinati (es: pasta di grano duro, riso, ecc.);
  • ridurre il consumo di carni rosse, soprattutto quella troppo cotta e i tagli più grassi, e di cibi processati e ultra-processati (es: alcolici, cibi in scatola, frutta secca salata, cibi che contengono edulcoranti, ecc.);
  • ridurre il consumo di cibi ad alto contenuto di grassi saturi;
  • mantenere il normopeso, grazie a una dieta equilibrata e a uno stile di vita attivo;
  • praticare attività fisica con regolarità (sono sufficienti 20-30 minuti al giorno, anche solo di camminata a passo sostenuto);
  • non fumare.

In chiave preventiva, un altro importante aspetto da toccare quando si parla di tumore alla prostata è, senza dubbio, la prevenzione secondaria, ovvero la diagnosi precoce di una malattia ottenuta attraverso la realizzazione di test di screening su una popolazione considerata a rischio.

Per il tumore alla prostata non esiste un vero e proprio test di screening, come accade invece per il tumore al seno. Il test del PSA combinato all’esplorazione rettale digitale, infatti, solleva diversi dubbi tra gli esperti: come detto, il test del PSA è un indicatore della salute della prostata e non del tumore prostatico; pertanto, un esito positivo (alti valori di PSA) non è necessariamente dovuto a un cancro della prostata. È molto importante chiarire questo aspetto, per non confondere le persone su un tema delicato come una neoplasia.

A ciò, è doveroso aggiungere che, nel caso specifico del tumore alla prostata, una diagnosi precoce non è necessariamente correlata a una maggiore sopravvivenza: si è visto in precedenza, infatti, come i tumori prostatici abbiano raramente esito infausto, in quanto solitamente confinati alla prostata e perché oggi sono disponibili trattamenti molto efficaci.

Alla luce di quanto detto, cosa fare allora?

A partire dai 50 anni, è importante e necessario affrontare l’argomento con il medico di riferimento, il quale, sulla base della storia clinica, l’eventuale familiarità per la malattia e l’età del paziente, deciderà se optare per un controllo urologico periodico, analizzando i risultati dei diversi esami (PSA ed esplorazione rettale digitale) con le caratteristiche del paziente.

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